PAGINA NERA

purtroppo pare sia successo anche questo.......

Per dovere di cronaca, per imparzialità e per correttezza, per giusta informazione, occorre anche citare una pagina nera conseguenza degli accadimenti che hanno portato il Mali alla situazione di oggi.

 

Dopo il colpo di stato, pare siano scomparse circa 20 persone ed altre (si parla anche di giornalisti) sembrerebbero state torturate. L’associazione Human Rights Watch (a difesa dei diritti umani) accusò le truppe che affiancarono il leader dei golpisti, come responsabili della sparizione di circa 20 soldati, che tentarono (in data 30 aprile 2012) un contro-colpo di stato. Inoltre asserì che le forze di sicurezza del capitano Amadou Sonogo, responsabile del golpe del 22 marzo ai danni dell’allora presidente Amadou Toumani Toure, furono impegnate in una campagna di intimidazione contro giornalisti, parenti di soldati catturati ed altri prigionieri politici. Human Rights Watch invitò il governo provvisorio del Mali ad indagare sulle sparizioni, sugli abusi ed a consegnare alla giustizia i responsabili, adottando nel contempo un controllo serrato sulle forze di sicurezza.

Human Rights Watch temette la morte dei 20 soldati scomparsi. Daniel Bekele, direttore della divisione Africa di HRW asserì che le autorità Maliane avevano un dovere verso le vittime della tortura e verso le famiglie delle persone scomparse, quello di indagare sui responsabili e che questi fossero chiamati a rispondere delle proprie azioni. Continuò dicendo che anche e soprattutto in un momento di grande confusione, le autorità avrebbero dovuto garantire ed affrontare senza indugio la problematica dei trattamenti e degli abusi perpetrati sui prigionieri.

HRW intervistò circa una trentina di persone che asserirono di aver avuto testimonianza su quanto accaduto. Otto assistettero direttamente ad atti di tortura nei confronti di 13 parenti dei detenuti spariti. Testimoni riferirono di atrocità commesse da membri dei servizi di sicurezza, soldati, poliziotti e guardia nazionale dopo il 22 marzo. Due di loro dissero di aver visto atti di tortura e maltrattamenti nel campo militare di Kati (15 km a nord della capitale). Un testimone disse di aver visto addirittura Sanogo prendere a calci un detenuto e minacciarne direttamente altri. Quasi tutti i testimoni individuarono come responsabili di questi atti, gli ufficiali del campo di detenzione vicini a Sanogo.

Altri atti di tortura furono segnalati anche in un campo destinato alle forze di pronto intervento della polizia (Security Group Mobile – MSG). Un soldato che era riuscito a nascondere un telefono cellulare, il 1° maggio riuscì a chiamare la madre. Quest’ultima disse di averlo sentito molto spaventato perché i militari che li tenevano prigionieri stavano discutendo sull’opportunità o meno di ucciderli.

La maggior parte di queste vittime (di sparizione o tortura) facevano parte dell’unità di élite di paracadutisti, conosciuti come “berretti rossi”, arrestati con l’accusa di coinvolgimento nel tentativo di contro-golpe del 30 aprile. Durante questo tentativo, i “berretti rossi” presero d’assalto la TV pubblica, l’aeroporto di Bamako ed il campo militare di Kati, cercando di riprendere la situazione. Con l’appoggio della rimanente parte dell’esercito, Sanogo schiacciò questo tentativo. Iniziarono gli arresti di decine di persone sospettate di aver sostenuto questo contro-golpe.

Nonostante, lo scorso aprile (2012), in seguito alle pressioni internazionali, tra cui la Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS), Sanogo accettò di consegnare il potere a un governo provvisorio incaricato di organizzare nuove elezioni e garantire al paese il ritorno della democrazia, col supporto delle forze di sicurezza rimaste a lui fedeli, continuò ad esercitare un'influenza notevole interferendo negli affari politici, emarginando nel contempo i membri dell'esercito che non avevano sostenuto il colpo di stato d Stato.

Mentre l’ECOWAS ed altri governi espressero una semplice preoccupazione per gli abusi sia nel contesto del conflitto armato nel nord che durante il colpo di Stato del mese di marzo, Daniel Bekele (HRW) dichiarò apertamente che I partner del Mali avrebbero dovuto insistere sul fatto che il governo provvisorio avrebbe dovuto assumere misure urgenti e concrete per fermare ulteriori deterioramenti nello stato di diritto.

 


Testimoni e parenti delle vittime hanno riferito che le forze fedeli al capitano Sanogo aveva subito iniziato ad arrestare persone sospettate di coinvolgimento nel fallito contro-colpo di Stato del 30 aprile.

Nelle settimane che seguirono, arrestarono almeno 80 uomini, molti dei quali erano membri del corpo d'élite di paracadutisti, i Berretti Rossi.

Testimoni riferirono che diverse persone furono tratte in arresto alle fermate dei trasporti pubblici, a casa, mentre viaggiavano in auto per recarsi al lavoro e dopo essere state interrogate sul loro coinvolgimento nel contro-golpe in una stazione di polizia, furono condotte al campo di Kati.

Almeno nove di loro passarono diversi giorni nel campo di polizia (GMS) prima di essere trasferiti a Kati. (La Legge del Mali prevede che un soldato, accusato di un reato, debba essere trattenuto dalla polizia)

Molti detenuti furono sottoposti a tortura e maltrattamenti in entrambi i luoghi.

Si apprese che il 1 ° maggio tra le 10:00 e mezzogiorno, circa 24 soldati prelevarono con due camion, dall’ospedale pubblico di Bamako “Gabriel Touré, 19 feriti tra i quali vi erano Berretti Rossi e soldati fedeli a Sanogo, per condurli all’ospedale militare di Kati. Solo ad un soldato gravemente ferito all'addome fu permesso di rimanere al Gabriel Touré. Da racconti non ufficiali emerse che al momento dell'arrivo al campo di Kati, solo i soldati fedeli a Sanogo furono trasferiti all'ospedale militare, mentre ai Berretti Rossi fu negato il trattamento medico dovuto. Non è ancora chiaro dove furono condotti, ma non certamente in un ospedale.

I genitori dei prigionieri, vittime di sparizioni dissero di aver visitato gli ospedali, le stazioni di polizia, la prigione locale e numerosi campi militari in cerca dei loro parenti.

Almeno due uomini che successivamente scomparvero, il 1° maggio apparvero come associati alla fazione che promosse il contro-golpe in un’intervista fatta da un giornalista incaricato dalla televisione pubblica. Un parente disse "Quando l’ho visto in TV, ho saltato e gridato: 'Questo è mio figlio! Mio figlio è vivo! 'Da allora, abbiamo cercato ovunque, ma non c'è traccia di lui. Qualcuno mi può spiegare come si può andare sulla televisione nazionale un giorno e semplicemente scomparire il giorno seguente? "

24 giugno 2012, dopo forti pressioni da parte delle famiglie dei detenuti e dei loro avvocati, da organizzazioni locali e internazionali per i diritti umani tra cui Amnesty International, e il ministro della Giustizia del Mali, gli ufficiali del campo militare di Kati autorizzarono il trasferimento di 43 detenuti al un campo della gendarmeria, dove le condizioni di prigionia (ed il trattamento loro imposto) si rivelarono notevolmente migliorate.

Testimoni al campo militare di Kati e nelle stazioni di polizia (GMS) dissero di aver visto soldati e poliziotti trascinare a terra prigionieri legati ed ammanettati, picchiati con i bastoni e calci di fucile, presi a calci nella schiena, sulla testa, nelle costole, nei genitali ed altrove. Altri ricevettero coltellate alle estremità. Alcuni detenuti svennero a causa delle continue percosse.

Le mogli di alcuni prigionieri riferirono che i loro mariti avevano urinato e defecato sangue risultante dalle percosse. Parlarono anche di prigionieri sofferenti con costole rotte e, in un caso, con un braccio rotto.

Testimoni al campo militare di Kati dissero di avevano visto i soldati bruciare i detenuti con sigarette e accendini sul dorso, sulle mani, sulle braccia e sulle orecchie.

Due testimoni dissero di quattro uomini, sotto la minaccia di un'arma e la paura di essere uccisi, costretti in atti di sodomia. Avevano messo loro uno straccio in bocca prima degli abusi sessuali per soffocare le loro grida.

Altri detenuti furono sottoposti a sessioni di soffocamento durante gli interrogatori. I soldati introducevano loro stracci in bocca, spingendo con un bastone.

Alcuni detenuti furono incatenati e ammanettati per giorni. I parenti che li videro dopo poche settimane scoprirono che avevano cicatrici ai polsi e alle caviglie.

Altre testimonianze citarono di prigionieri rinchiusi in piccole stanze senza finestre e senza ventilazione. Circa 40 uomini furono imprigionati in una stanza 5 metri per 5.

Maggio è uno dei più caldi in Mali (si toccano i 46/47°) e molti detenuti erano affetti da grave disidratazione poiché venivano privati di cibo e di acqua per 72 ore. Molti di loro bevvero la propria urina per sopravvivere.

La moglie di un berretto rosso, disse a Human Rights Watch: "Mio marito ha veramente sofferto ... Mi ha detto che venivano costretti a spogliarsi per poi esser battuti sui genitali e che le donne soldato furono invitate ad assistere ai soprusi da una finestra. Lui e gli altri che ho visto aveva bruciature di sigaretta sulle braccia. Ha detto che durante gli interrogatori, invece di buttare il mozzicone sul pavimento, lo hanno spento sulla sua pelle. Aveva profonde ferite ai polsi e alle caviglie a causa del modo in cui veniva legato. Solo quando sono arrivati gli uomini della polizia sono stati lasciato un po' in pace.

Spesso, i detenuti sono stati sottoposti a violenza psicologica. Alcuni ricevettero minacce di morte quotidianamente. Un testimone disse che i soldati mostravano una foto ai prigionieri di uno dei presunti cospiratori che erano stati uccisi in carcere pochi giorni prima.

Un altro asserì che spesso accadeva che i soldati dicessero ai prigionieri che due o tre di loro sarebbero stati trascinati fuori e giustiziati.

La polizia, in un campo GMS, condusse addirittura un gruppo di detenuti ad una finta esecuzione.

HRW ha intervistato diversi testimoni che hanno riferito di aver visto almeno 20 uomini detenuti nel campo di Kati militare che potrebbero essere state vittime di sparizioni forzate. Testimoni al campo hanno riferito che il 3 maggio 2012, tra le 02.00 e le 03.00 del mattino, i soldati prigionieri furono fatti salire su un camion militare.

Un testimone a Kati di quella notte: "Li hanno portato fuori, legati mani e gambe con gli occhi bendati, e da allora non si sa niente e nessuno ha mai più visti.”

Sembrerebbe, a detta di Human Rights Watch, che esista un elenco scritto a mano dei 21 detenuti portati fuori dal campo e visti da un testimone. Secondo alcune testimonianze, gli uomini sono stati giustiziati e sepolti nella città di Diago, una dozzina di miglia di Kati.

Human Rights Watch ha parlato con i residenti di Diago, ancora troppo terrorizzati per fornire dettagli più specifici, che hanno riferito che in diverse fasi, erano stati sparati dei colpi quella notte.

Altre testimonianze riferirono di aver visto uno o più dei dispersi all'interno del campo o la Kati GMS nelle 48 ore precedenti il ​​loro "scomparsa". Uno di loro è stato ammanettato ad un camion dell'esercito al MSG il 1 ° maggio intorno alle 05:00 del mattino.

il 1° maggio dalle 9 alle 10:00, un altro testimone ha visto un soldato, facente parte dell’elenco dei “dispersi”, al “tribunale” di Kati. Egli osservò il suo viso che "sanguinava dalle percosse ed era come se ci fosse un buco dove doveva esserci il suo occhio.

La madre di un altro “desaparecidos” ha detto: "Chiamo mio figlio sul suo telefono, ma lui non risponde. Sono andata ovunque e ho guardato su tutte le liste - l'elenco disabili, l'elenco dei morti, l'elenco dei detenuti, ma il nome di mio figlio non c'è. Spero solo di poterlo rivedere. La speranza in questo è tutto ciò che ho"

I parenti dei Berretti Rossi del campo di Djikoroni lamentato di molestie, minacce e intimidazioni sessuali da parte di soldati fedeli al capitano Sanogo che custodiscono il campo oggi.

La moglie di un berretto rosso ancora detenuto per presunti legami con il contro-colpo di stato ha detto che al campo viene umiliata con frasi del tipo: “Ti abbiamo portato via tuo marito, se desideri puoi far sesso con noi in qualsiasi momento” ed alle figlie dicono cose come: “La tua famiglia non è più niente ... Ora siamo noi a comandare qui.

Membri ufficiali delle forze di sicurezza dello stato hanno cercato di vietare la pubblicazione di informazioni sugli abusi in seguito alla contro-colpo di stato fallito. Ci sono state intimidazioni a giornalisti.

Hanno chiamato per un interrogatorio e hanno perquisito gli uffici di almeno cinque giornalisti e due funzionari che stavano indagando sul trattamento dei prigionieri, le sparizioni forzate o l'esistenza di una fossa comune.

Anche se giornalisti e funzionari non furono vittime di aggressioni fisiche durante l'interrogatorio, hanno riferito di aver ricevuto pressioni per rivelare a loro le fonti delle notizie, abbandonano le indagini e rinunciare a pubblicare le informazioni o parlare degli eventi.

Molti pensano che le loro conversazioni telefoniche fossero addirittura intercettate dalle forze di sicurezza dello Stato.

Questo tipo di intimidazione sembra essere solo una parte di un più ampio giro di vite contro la stampa del Mali in una campagna che ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato del 22 marzo e da allora si è intensificata.

Nel mese di luglio, due giornalisti sono stati rapiti da uomini armati e mascherati che hanno guidavano pick-up senza targhe. Sono stati brutalmente picchiati e scaricati alla periferia di Bamako dopo essere stati avvertiti di smetterla di criticare l'esercito.

Il 2 luglio, Abdoulaye Keita, direttore di Dawn, è stata fermato da un veicolo 4x4. Prelevato da uomini armati e vestiti con abiti civili, condotto in un luogo isolato nei pressi dell'aeroporto e picchiato.

Il 13 luglio, un giornalista Maliano del The Independent, Saouti Labass Haider, è stato rapito da otto uomini armati in abiti civili. Dal suo letto d'ospedale, ha detto "Hanno sparato in aria quando mi hanno messo nella loro auto ... solo dopo aver visto le luci della capitale hanno cominciano a placarsi, mi ha buttato giù, mi hanno dato calci e ha continuato a picchiarmi. Eseguivano gli ordini di una persona che chiamavano “capitano” e hanno detto più volte, “Voi siete i giornalisti che ci infastidiscono”. Hanno minacciato di uccidermi se avessi presentato una denuncia contro di loro, dicendomi che comunque anche in caso di denuncia la cosa moriva li……

Un giornalista ha detto "Mr. Haider è uno dei giornalisti più rispettati nel Mali ed è il decano della stampa del paese. Questa persona è un esempio seguito da almeno 10 direttori di giornali più piccoli. Attaccando il signor Haider, cercano di mandare un messaggio a tutti.

Haider ha subito lesioni multiple, un braccio rotto e contusioni varie. Il ministro della giustizia ha promesso un'inchiesta sull'incidente.

Confidiamo nella giustizia dello stato Maliano………………….




Documenti sugli abusi in Mali:

http://www.hrw.org/fr/africa/mali

Contatti, approfondimenti e testimonianze:

A Washington, Dufka (inglese) : +1-202-612-4348, oppure +1-301-852-9972 (cellulare) o dufkac@hrw.org

A Lisbona, Jean-Marie Fardeau (francese, inglese, portoghese): +33-6-45 -85-24-87 (mobile)

 

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