MODULO SANITA' LANDSGATE "Patricia Rose"

Luogo           MALI: regione di SIKASSO – Villaggio di Toumou

 

                       Premessa:

Con questa premessa, vorremo far comprendere il perché abbiamo deciso di rimandare la realizzazione del progetto di Sviluppo/Alfabetizzazione “Dagà Project” nel territorio Dogon a favore di un altro progetto, di analoga valenza, nel campo della sanità.

 

  • Nonostante l’impegno dedicato a sviluppare un progetto, frutto di un accurato studio delle reali necessità locali, in collaborazione con l'associazione delle donne di Dagà, col direttore didattico, col capo villaggio e coi partner locali (soci, imprese ed organizzazioni locali).
  • Nonostante la nostra particolare attenzione posta sulla preventivazione dei costi, per riuscire a quotare adeguatamente le opere previste e ad ottimizzare gli sforzi finanziari, perché l’impegno economico sia adeguatamente distribuito ai beneficiari.
  • Nonostante la nostra campagna mediatica di sensibilizzazione, tramite web (network e sito).
  • Nonostante la dedizione dei soci volta alla creazione di eventi di fund raising, operazioni utili per poter raccogliere i fondi necessari alla realizzazione del progetto stesso.

 

Nonostante tutti questi sforzi, malauguratamente in Mali sono scaturiti eventi a noi esterni, (conflitti interni nel paese) che purtroppo ci hanno portato ad optare verso una differente soluzione. Attualmente, a fronte di gravi problemi sorti coi Touareg del nord, è stata definita una cintura di sicurezza nel paese. In queste zone “difficili” sono stati compresi anche i territori Dogon. Questo confine virtuale, ha fatto rientrare nella capitale (Bamako) gran parte dei cooperanti Italiani che operavano nelle zone considerate a rischio, tra i quali anche quelli che operano sulle falesie. Questa situazione porta a supporre un lungo st-by operativo in queste zone, definite critiche. A fronte di quanto sopra, nonostante la gente di Dagà si aspetta da noi un segnale, poiché non si hanno certezze relative a quanto possa perdurare questo stato di criticità, ma soprattutto per non far “decantare” a lungo i fondi recuperati, saremo intenzionati a girare l’impegno economico su un secondo progetto, già previsto da Landsgate Onlus. Costruire un modulo sanitario dedicato alla maternità, da realizzare nella regione di Sikasso e precisamente nel villaggio di Toumou.

 

 

Il progetto, chiamato MSL Project “Patricia Rose” (Modulo Sanità Landsgate) si concretizzerà al sud del Mali, in territorio Senoufo.

 

Aprile 2012

il Presidente di Landsgate Onlus

M.NEBULONI

 

 

 

NASCITA DEL PROGETTO:

Questa iniziativa, già depositata nel cassetto delle idee di Landsgate Onlus era pronta per essere varata subito dopo il completamento del primo progetto (Daga Project). L’idea fu sviluppata a seguito di alcuni incontri avvenuti nei mesi di Marzo/Aprile 2010 in Mali, con l’allora Console Italiana: Mme L.Dembele. Questi incontri, ci hanno dato l’occasione di poter osservare la situazione direttamente in loco, approfondendo la tematica dell’emergenza sanitaria nelle regioni di Sikasso, nel sud del Mali. Con Loriana, sono state effettuate diverse missioni di sopralluogo preliminare o di controllo sullo stato dei lavori relativo ad alcuni progetti in fase di realizzazione o terminati e funzionanti, riguardanti la sanità.

 

SUPPORTER LOCALI:

Loriana Dembele e suo figlio Daniel, l’attuale console italiano in Mali, grazie alla loro doppia nazionalità (Italo/Maliana), hanno potuto costituire una ONG locale (JI-DUMA). Questa organizzazione è sorta con l’obbiettivo di ricercare sul campo e censire le situazioni di sussistenza critica, di studiarne le problematiche per poi divulgarle alle differenti associazioni che volessero intervenire in loco, riuscendo a proporre loro soluzioni concrete. Queste soluzioni sono supportate logisticamente dall’ONG, che si assume la responsabilità in fase di realizzazione, agendo nel ruolo di partner e di General Contractor. Loriana e Daniel si impegnano a collaborare tecnicamente durante le differenti fasi realizzative del progetto. Per far questo, ottimizzando al meglio le forze sul campo, a supporto di questa associazione, è stata prima costituita e poi affiancata un’azienda locale, Afriqpower, voluta con l’intento di creare ulteriore sviluppo in ambito tecnico e professionale locale. Daniel credendo fortemente in questa filosofia solidale, ha dato un’opportunità formativa, nel campo impiantistico elettrico, nel fotovoltaico e nella carpenteria metallica, ad alcune persone, oggi suoi fidati collaboratori. Le specializzazioni acquisite che hanno portato nella squadra un alto livello di preparazione, si sono dimostrate un vero punto di forza di un team pronto ad operare su tutto il territorio ed in qualsiasi situazione e grazie a questa formula, ancora oggi si riescono a concretizzare molti interventi utili a solvere talune emergenze sanitarie.

 

PROBLEMATICHE:

E’ stato dunque osservato che, sul territorio, insistono talune opere che portate avanti da qualche associazione no profit, (tra le quali anche quelle coordinate da Daniel e Loriana), trattano le necessità di maggior interesse:

 

  1. Acqua
  2. Luce (energia elettrica)
  3. Sanità
  4. Formazione
  5. Sviluppo

 

Non a caso, in questo elenco, l’acqua figura al primo posto. È da questa che si deve partire per poi poter agganciare tutti gli altri moduli d’intervento umanitario.

 

Occorre tener presente che al sud del Mali, come del resto nella maggior parte del paese, la sanità dipende da alcuni ospedali di zona, presenti solo in grandi centri e nemmeno molto attrezzati. Esistono poi alcune “infermerie” a carico dei comuni, ma nel complesso, gli abitanti dei vari villaggi fanno riferimento a metodi tradizionali, affidandosi in prima istanza ai guaritori locali. Non dimentichiamo che di base, in Mali, impatta una forte cultura di carattere animista. Alla mal parata e purtroppo, quando il paziente presenta uno stadio avanzato della patologia e solo come ultima speranza, i parenti tendono a volgere l’interesse verso le strutture ospedaliere convenzionali, poste nei grandi centri abitati, spesso molto distanti dal villaggio stesso. Solo alcuni villaggi fruiscono di piccole strutture di primo intervento, frutto di operazioni umanitarie.

 

FOCUS PROGETTUALE:

Il nostro interesse, focalizzato su queste criticità, abbinato alla situazione sanitaria locale, ci ha guidato attraverso le diverse problematiche. Questo percorso è stato assunto come base di un’oculata progettazione, atta a far interagire le possibili soluzioni. Questa osservazione ci ha permesso di sviluppare un progetto che comprenda nel suo insieme, una sinergia di realizzazioni che, seppur diverse, sono tra loro legate.

Questo progetto, è stato battezzato “MSL Project – Patricia Rose”, dove per MS intendiamo Modulo Sanitario e per L, Landsgate. Patricia Rose è il nome di una persona che ha combattuto con un male che purtroppo l’ha portata via, alla quale vorremo dedicare questo impegno per dare un forte segnale di continuità di vita.

Questo complesso, di piccola/media dimensione, ad uso medico/sanitario, viene definito un modulo perché:

  • Si tratta di una costruzione che, per la sua semplicità realizzativa, può essere concretizzata ed adattata su qualsiasi territorio.
  • E’ stato studiato in modo tale da poter addirittura essere ampliato.
  • È composto da un “insieme” di “sottomoduli” (strutture)
  • Verrà realizzato per sopperire alle problematiche relative alla carenza idrica (pozzo), sanitaria (immobile) o di energia (elettrificazione).

Il fattor comune che lega assieme questi “sottomoduli” è quindi l’essenza del progetto stesso.

I moduli che, nel loro insieme completano il progetto sono:

 

  1. COSTRUZIONE IMMOBILE MATERNITA’
  2. REALIZZAZIONE POZZO
  3. ADDUZIONE ACQUA CON POMPA SOLARE
  4. ELETTRIFICAZIONE MATERNITA’
  5. DOTAZIONE DI BASE (strumenti) MATERNITA’
  6. RIQUALIFICAZIONE ed ELETTRIFICAZIONE CASA della SAGE-FAMME

 

L’obbiettivo, resta finalizzato al miglioramento delle condizioni igienico/sanitarie della popolazione locale, ha lo scopo di contribuire a ridurre l’alto tasso di gravi patologie e di mortalità presenti in luoghi carenti di strutture sanitarie.

 

MODULO SANITARIO – Composizione (sottomoduli):

 

Per quanto riguarda il punto 1, l’Acqua, occorre tener presente che in Mali, come in molti paesi poco sviluppati, una della principali cause di danno alla salute e di morte è da attribuirsi alla cattiva qualità dell'acqua bevuta.

A prescindere dalle motivazioni per cui vi sia una contaminazione nei pozzi nelle singole realtà urbane, la conclusione è che in queste acque sono presenti differenti contenuti batterici e virali che non le fanno rientrare nei parametri di potabilità. Al di la del fatto che sarebbe impensabile bollire ogni singolo bicchiere d’acqua, le soluzioni empiriche di purificazione effettuate dai locali, con le scarse risorse a loro disposizione, sembrerebbero non sortire effetto.

L’unica soluzione è quella di utilizzare un pozzo per raggiungere l’acqua in falda artesiana, più profonda e meno soggetta ad inquinamento di quella freatica. Occorre tener presente che in alcune aree, la falda artesiana è molto bassa. Arriva a raggiungere addirittura i 70/80 metri di profondità. In questo caso la perforazione del suolo, per la costruzione del pozzo, dovrà avvenire tramite una trivella. contrariamente, potrà essere realizzato un pozzo tradizionale, con profondità inferiore.

Capendo come agire sulla falda, verrà determinata la tipologia del pozzo.

  • Tradizionale - un buco dal diametro i circa 100/120 cm, in cui vengono inseriti degli anelli di cemento costruiti in loco. Raggiunge una profondità massima di mt.40. sul fondo vengono adagiate delle pietre di “battuta” che servono a non smuovere il terreno sottostante durante l’operazione di calata del secchio. Pozzi con queste caratteristiche possono essere realizzati mediante una tecnica tradizionale, dove è l’uomo stesso che scava manualmente fino a questa profondità.
  • Forage - praticamente costituito da una tubazione inserita nel terreno ad una profondità che va oltre i 40 metri. Esistono casi specifici per i quali il pozzo tradizionale non può essere realizzato. Sono casi dati dalla morfologia e dalla composizione del terreno, in altre parole quando la falda si trova ad una profondità maggiore di 40mt, oppure il terreno sovrastante la falda ha una consistenza prevalentemente rocciosa. In questi due casi (elevata profondità o durezza del suolo) occorrerà prevedere una tecnica di perforazione meccanica, con l’ausilio di una trivella (forarge). Il diametro del foro è notevolmente inferiore di quello di un pozzo tradizionale e l’opera in superficie viene completata con la fornitura di pompa d’emergenza ad azionamento meccanico a pedale, perché in caso di guasto, l’adduzione al suolo possa comunque essere garantita.

 

I vantaggi del primo pozzo (tradizionale) rispetto al secondo (forage) sono:

  • Costi notevolmente inferiori
  • Impatto tradizionale preservato (la gente vuole anche vedere dove pesca l’acqua col secchio)

 

La difesa igienica del pozzo, riveste un punto importante per la preservazione della potabilità ed a seconda della tipologia realizzata, verrà adottato un sistema differente.

In un pozzo tradizionale, la conservazione della purezza avviene mediante una piattaforma sopraelevata dal terreno di circa 80 cm (ci si accede con circa 2/3 alti gradini) che cinge il pozzo stesso. Sul perimetro di questo “plateau” verrà eretto un muretto di rispetto, alto circa 1 metro e mezzo.

Questo sistema dissuasivo, mostra due aspetti di contrasto sia alla minaccia batterico/virale che al rischio incidenti :

  • Il secchio che viene tolto dal pozzo, per poi essere ributtato al suo interno per ripescare l’acqua, non viene poggiato direttamente sul terreno, ma sul plateau in cemento (più facile da lavare).
  • La recinzione perimetrale frena l’accesso diretto del bestiame (o animali in genere) alla fonte d’acqua, limitando così la contaminazione batterica (per contatto diretto o tramite le loro feci)
  • Per quanto riguarda invece la preservazione della sicurezza fisica, occorre dire che un plateau alto impedirebbe ai bambini un facile accesso alla bocca del pozzo, abbattendo così il rischio di cadute accidentali all’interno dello stesso.

 

Il “Forage” essendo praticamente un tubo metallico che fuoriesce dal terreno, sovrastato e chiuso da una pompa, la messa in sicurezza è molto semplice per cui non risente dei problemi del pozzo aperto

 

Definita la tipologia del pozzo, e messo in protezione, occorrerà indirizzare l’interesse sulla scorta d’acqua pura, una riserva per le necessità alimentari del villaggio. L’immagazzinamento in un serbatoio posto su un traliccio, favorirà per caduta, la distribuzione dell’acqua al suolo. L’adduzione, dal pozzo avverrà tramite una pompa ad immersione, funzionante ad energia solare, che spingerà l’acqua all’altezza media di 8 metri fuori terra (adduzione verticale fuori terra). A quest’altezza ovviamente andrà considerata la profondità del pozzo stesso, (adduzione verticale entro terra). L’acqua pompata da pozzo, come abbiamo detto, viene convogliata in un serbatoio plastico montato su un traliccio metallico. Il complesso di raccolta è denominato Château d’eau. L’altezza di questo “Château d’eau”, che si aggira intorno ai 6/7 mt (alla base del serbatoio sovrastante), è utile per la ridistribuzione al suolo del liquido raccolto nell’invaso, riuscendo così a coprire un raggio d’azione di circa 20/30 metri (distribuzione orizzontale fuori terra).

Tutta l’opera funziona grazie ad un sistema basato sul recupero dell’energia solare mediante il supporto di pannelli fotovoltaici con cellule al silicio (circa 80/90x40/50cm cadauno) che trasformano l’energia ed alimentano la pompa d’adduzione. La distribuzione a terra viene effettuata con l’ausilio di tubi flessibili interrati a qualche decina di centimetri dal suolo. I luoghi di distribuzione all’utente, raggiunti dal raggio d’azione sopra menzionato, sono formati da colonnine in cemento da cui escono i rubinetti (uso comune del villaggio). Altri rubinetti, serviranno invece l’acqua potabile del fabbricato sanitario (vedi sotto).

 

I punti 2 e 3 (luce/sanità) rivestono un ruolo di similare importanza, o meglio, è auspicabile che l’uno sia il compendio dell’altro. Un impianto di illuminazione che insiste su un fabbricato (adibito a formazione/sanità/sviluppo) è indispensabile. Non è concepibile pensare di dover realizzare un’immobile che abbia la finalità di servire la pubblica utilità/necessità, senza il supporto di un’adduzione elettrica. La luce.

 

Il Fabbricato, ad uso sanitario (dispensario medico/maternità), sarà affiancato anche da una struttura di comune utilità: una farmacia. Nel complesso, la costruzione sarà realizzata in blocchi laterizi assemblati con malta cementizia. La copertura terrazzata sovrastante, presenterà un parapetto alto cm 80 circa, sopra la quale verranno opportunamente distribuiti i castelli di aggregazione dei pannelli fotovoltaici. Per ottimizzare il fattore igienico, il pavimento in battuto di cemento levigato, sarà trattato con vernice lavabile che verrà spalmata anche sulle pareti ad un’altezza di circa 2 metri dal suolo.

La distribuzione interna dei locali dovrà prevedere, in linea di massima:

a)    Un ingresso (attesa)

b)    Un locale adibito alle consultazioni mediche

c)     Una sala travaglio

d)    Una sala parto

e)    una sala degenza

f)      un locale adibito a farmacia

g)    due locali affiancati alla struttura e non comunicanti con la stessa ad uso esclusivo di colei che gestisce il dispensario ( “matrone”)

h)    servizi igienici staccati

 

La forza motrice, prodotta dall’assorbimento dell’energia solare, grazie ad una serie di panelli fotovoltaici verrà trasferita alle centraline di controllo interne ed immagazzinata in pacchi di accumulatori. I panelli solari saranno fissati su adeguati supporti e resi solidali col solaio del terrazzo. I supporti metallici, non sono altro che delle cornici che ingabbiano i pannelli. L’apertura/chiusura delle cornici di contenimento dei panelli, per le operazioni di manutenzione/sostituzione degli stessi, sono assicurate da un sistema di lucchetti. Dagli accumulatori parte l’energia necessaria al funzionamento del sistema di illuminazione (i gruppi di lampade interni ed esterni) e dei frigoriferi (per la conservazione dei medicinali).

 

Per quanto riguarda l’allestimento, al suo interno verrà sistemata l’attrezzatura minima di base, necessaria alla prima conduzione, che dovrà prevedere:

  • 5 letti per degenza e travaglio
  • 3 lettini neonati
  • 10 armadi metallici (almeno 4 con chiusura a chiave – farmacia)
  • 1 scrivania + un appendice laterale (o un tavolo)
  • 2 tavoli
  • 1 lettino consultazione medica
  • 1 letto parto
  • 1 tavola “bebé”
  • 2 frigoriferi per medicine (uno dedicato al dispensario ed uno alla farmacia)
  • 4 lavabi (1 sala parto – 1 sala travaglio – 1 sala consultazioni 1 locale matrone)

 

Il tutto dovrà poi essere supportato da un’adeguata attrezzatura medica, quale pinze, divaricatori, forbici, vasche di sterilizzazione…….etc.

 

Contesto Generale

La zona interessata dal nostro intervento si trova nell’area meridionale della Repubblica del Mali, nella regione di Sikasso. Il Villaggio, si raggiunge percorrendo circa 350 km in direzione Sud-Est dalla capitale Bamako. L’area si trova a circa 100 km della frontiera della Costa d'Avorio e ad una “manciata” di chilometri da quella del Burkina-Faso.

Definiti come popolazione autoctona, i Senufo costituiscono il gruppo etnico più importante. I dintorni di Sikasso sono comunque abitati da altri gruppi etnici che si sono insediati nella zona da lunga data: I Somogo, i Diolà, i Miniakà, i Malinké, i Bobo, i Peul. I Senufo, gruppo etnico distribuito anche in Costa d'Avorio e nel Burkina Faso, hanno una storia molto interessante sul piano culturale. Nella loro cultura permeata di simbolismo troviamo feticci, maschere tribali ed una serie di oggetti particolari che permettono loro di riconoscere le differenti famiglie. Si tratta prevalentemente di agricoltori sedentari che vivono in villaggi, talvolta circondati da una muro di cinta, composti da “case” che presentano, nella maggior parte dei casi, una pianta circolare con una copertura a cono, realizzata con un intreccio di arbusti. Alcune abitazioni insistono su una pianta rettangolare e vengono costruite con una copertura terrazzata. In entrambe i casi, i muri sono eretti in “banko”, un impasto di acqua argilla, paglia ed escrementi che rende solidale un’intelaiatura in legno. Nei villaggi mancano completamente sistemi di canalizzazione e separazione delle acque sporche e qualunque altro sistema “sanitario”. Le strade sono dei semplici sentieri in terra battuta o peggio, tracciati attraverso terreni sabbiosi che si inoltrano nella boscaglia o nelle foreste di mango. L’areale che insiste su una fascia subtropicale, permette alla popolazione di vivere prevalentemente d'agricoltura. Frutta e verdura, prodotti a fatica, riescono a garantire una sorta di autosufficienza alimentare. Piuttosto sviluppata è la coltura del riso, che richiede particolari lavori di irrigazione e di prosciugamento durante la stagione secca. I Senufo coltivano anche il miglio, che costituisce il loro alimento base, l'igname e il granturco; la manioca e la patata rappresentano colture integrative. Recentemente sono state introdotte delle nuove specie e in particolare l'arachide e il cotone, anche se quest'ultimo non è stato accolto in maniera molto favorevole. Di poca rilevanza risulta l'allevamento di capre e pecore. I Senufo lavorano anche il rame ma sono famosi soprattutto per le sculture in legno create da una casta di artigiani che danno vita a maschere rituali, raffigurazioni di antenati, porte, sedili...etc. Ogni nucleo familiare porta il nome di un animale sacro e può essere formata da una coppia, dalla famiglia ristretta o da quella allargata; il capo di tale nucleo rappresenta gli antenati e ciò gli conferisce l'autorità di cui gode. Il matrimonio senufo, che può essere legalmente poligamo, può durare diverso tempo arrivando anche a durare diversi mesi nel corso dei quali le famiglie degli sposi si scambiano visite e regali. Spesso la famiglia della fidanzata richiede una determinata somma di denaro. La proprietà della terra è, da sempre, collettiva e sacra e gli abitanti hanno solo un diritto di uso; tuttavia se un individuo dissoda un terreno occupato da geni, può impadronirsene. La vita religiosa dei Senufo è fortemente legata all'organizzazione iniziatica. I riti iniziatici si svolgono durante un arco di tempo di ventuno anni, suddivisi in tre fasi. Il matrimonio, per esempio, è possibile solo se un individuo è arrivato ad un certo livello iniziatico. Il loro pantheon è costituito da due divinità principali, la dea madre e il demiurgo che agisce sugli esseri umani attraverso forze invisibili. La pratica della circoncisione non è generalizzata.

Per quanto riguarda l’energia elettrica, possiamo dire che sul territorio non esiste una vera e propria rete, ma ha sporadiche installazioni fotovoltaiche che alimentano alcune pompe elettriche che servono i pozzi. Alcuni fabbricati di carattere sanitario accedono all'energia elettrica attraverso gruppi elettrogeni. Questo è dovuto, principalmente, alle scarse conoscenze del personale locale sulle più moderne tecnologie. Le più insignificanti manutenzioni, diventano un problema. Inoltre, il costo del carburante, che alimenta questi gruppi risulta molto oneroso per molti villaggi. Troviamo spesso strutture senza luce o peggio senza energia elettrica per alimentare i frigoriferi e senza freddo, risulta impossibile, se non pericolosa, la conservazione di taluni farmaci indispensabili (es: antibiotici). La rete di Trasporti è alquanto scarsa. Praticamente non esistono sistemi di trasporto degni di questo nome, tra villaggi ci si sposta a piedi o con carrette trainate da buoi. Alcuni I giovani si spostano con l’ausilio di motorette cinesi fatte per strade asfaltate e non per piste sabbiose. L’istruzione pubblica si basa su un sistema strutturato che si dipana dalle scuole “communitarie” all'università di Bamakò. Nella zona del nostro intervento, le scuole non sono presenti in tutti i villaggi. Taluni utilizzano delle strutture fatiscenti per la scuola primaria che è di sei classi, più rari sono i villaggi con scuole medie. In genere lo stato Maliano, attraverso le autorità locali, si fa carico dello stipendio degli insegnanti. Ma questo non accade dappertutto. Data la scarsità di fondi del paese, l’onere delle costruzioni didattiche, spesso è lasciato alle varie associazioni operanti in loco.

    

presidente dell’associazione

Landsgate Onlus

MARINO NEBULONI

 

 

 

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