Mali: Emergenza Alimentare 2012

Mali: Emergenza Alimentare 2012 - brochure dell'intervento
EMERGENZA MALI 2012 REV1.pdf
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“Stiamo contattando molte associazioni umanitarie del Veneto, della Lombardia, del Piemonte e del Centro Italia che operano in quello stato e non solo, per verificare se questa idea di aiuto “eccezionale” possa avere un fondamento di fattibilità, considerando che l’unione di tante realtà contribuisce ad amplificare e a rendere questa iniziativa più credibile e condivisibile dalla opinione pubblica, mantenendo comunque intatta l’identità, la caratteristica e gli obiettivi dei singoli partecipanti”.

 

Un semplice grazie per l’aiuto e la collaborazione……….

  

PREMESSA

L’attuale e nota situazione della Repubblica del Mali, che si è andata ad aggiungere ad un aumento anomalo della temperatura media ed ad un consistente periodo di carenza idrica, sono le principali cause che hanno provocato una vera e propria emergenza umanitaria in Mali.

Uscito di scena il vecchio Presidente (ATT), il nuovo governo di unità nazionale sta cercando di riorganizzare al meglio le poche risorse del Paese, intensificando i rapporti con i vari Paesi e soprattutto con quelli della CEDEAO, che avevano denotato segni di forte preoccupazione per la situazione politica che si andava delineando. Attualmente, in ottemperanza alle norme della Costituzione Maliana, l'incarico di Presidente della Repubblica è stato assunto dal Presidente dell'Assemblea Nazionale e, quale Primo Ministro, è stato nominato un Ingegnere, che lavorava negli Stati Uniti ed in particolare alla NASA.  

I vari Ministri sono espressione delle varie forze politiche e sociali e stanno già lavorando di comune concerto.

 

Nel mentre, la situazione al Nord del Paese si è fatta drammatica poiché sono entrati in Mali qualche migliaio di mercenari, già al soldo del disciolto regime libico; detti mercenari hanno portato con sé dalla Libia corposi arsenali militari, risultando pertanto armati ben più pesantemente dell'esercito del Mali, costituito essenzialmente quale forza di polizia. A detti combattenti si sono affiancati qualche centinaia di integralisti islamici provenienti da tutto il mondo ed, a quanto parrebbe, Al Qaeda fornisce ad essi un importantissimo supporto di tipo economico, di cui parte non trascurabile parrebbe costituire il salario dei citati mercenari.

Sempre a quanto parrebbe, qualche centinaio di nomadi di Tuareg, non necessariamente di nazionalità Maliana, si sarebbe coalizzato con mercenari ed integralisti islamici, dichiarando di volere una secessione nel Nord del Paese, con la conseguente creazione di una Repubblica autonoma; tuttavia la popolazione Maliana ivi residente non si è schierata con tali frange, ma anzi è stata costretta ad abbandonare forzatamente i propri villaggi, riparando più a Sud, peggiorando così con i profughi di detti eventi, una situazione umanitaria già estremamente problematica ed ora ormai al limite del collasso.

 

Un'area ove si sono rifugiati i profughi è proprio il Pays Dogon, ove opera la nostra Onlus.

 

Sempre a quanto parrebbe (il condizionale è d'obbligo in una situazione, anche politica, così complessa), la diplomazia africana e quella internazionale, accomunate dal rifiuto più deciso di riconoscere uno Stato indipendente nel Nord del Mali (che, forse non a caso, si è scoperto essere ricco di risorse minerarie, quali petrolio, gas naturale, uranio, bauxite, ecc.), stanno lavorando assiduamente per risolvere politicamente la vicenda senza l'uso della forza, onde evitare danni collaterali alla popolazione civile, in alternativa ad una opzione militare, per la quale è stato dato il via ad un apposito contingente internazionale, sotto l'egida dell'Unione degli Stati Africani.

 

La situazione complessiva del Paese è, dunque, particolarmente delicata, anche perché gli eventi hanno portato all'assoluta assenza degli introiti derivanti dal turismo ed ad una forte difficoltà di distribuzione degli aiuti forniti dalla cooperazione internazionale, impossibilitata a compiere le proprie missioni. Anche il sovraffollamento delle persone sul territorio ha contribuito a ridurre drasticamente le già scarse riserve alimentari locali

Se a tutto questo vogliamo aggiungere la condizione di forte siccità che permea le aree sub-sahariane, potremo definire un quadro della situazione estremamente preoccupante dal punto di vista umanitario.  

 

OBBIETTIVO dell’INTERVENTO:

Vista questa allarmante premessa e l’urgenza da essa derivata, il nostro intento è stato quello di organizzare un intervento d’emergenza, coalizzando le nostre forze con le forze locali in una sorta di rete solidale, con un principio molto semplice:

 

1 sacco di grano finisce subito tamponando provvisoriamente la fame

1 sacco di sementi serve invece a produrre 10, 100, 1.000 sacchi di grano

 

Si tratta di salvaguardare la stagione agricola prima che abbia inizio il periodo delle grandi piogge (giugno-settembre), con la fornitura di sementi, concimi, strumenti e materiali di preparazione del terreno di coltura. A tal proposito è stato fatto uno studio (*) che ha rilevato il fabbisogno di un certo numero di villaggi rapportato al quantitativo di famiglie contadine locali ed è stata estrapolata la quantità media di prodotto necessario alla produzione agricola. La scelta distributiva del materiale nei villaggi ha seguito il criterio a scacchiera. Un villaggio centrale rispetto ai villaggi periferici avrà priorità alta di consegna, in quanto questi dovrà gestire la successiva distribuzione del coltivato anche alle popolazioni vicine. Il raccolto ottenuto potrà e dovrà essere condiviso tra i villaggi vicini in un sistema di mutua assistenza.

Se riusciremo in questo intento, le scorte alimentari prodotte e ridistribuite tra la popolazione presente sul territorio potranno contribuire ad affrontare in maniera dignitosa l’attuale crisi alimentare. Se la stagione andrà persa la popolazione non potrà nutrirsi ed allora da crisi alimentare si passerà a catastrofe.

(*) dati F.A.T.T.B.

 

GESTIONE OPERATIVITA’ LOCALE in compartecipazione:

Per poter realizzare l’operazione, ci si avvarrà dell’esperienza e della serietà di collaboratori locali, coloro che operano e vivono sul posto, a cui ci si appoggerà per la corretta riuscita dell’iniziativa:

 

Federazione delle Associazioni dei Terapeuti Tradizionali di Bandiagara (F.A.T.T.B) nella persona del presidente Alesseiny Baba Yalcouye, in qualità di intermediario con le autorità dei villaggi, con l’obbiettivo di ricercare sul campo e censire le situazioni di sussistenza critica, di studiarne le problematiche riuscendo a proporre soluzioni concrete. Questa federazione, agendo nel ruolo di partner locale e di General Contractor, supporterà logisticamente il progetto in fase di realizzazione

 

Stefano Capotorti, Italo-Maliano (socio onorario di Landsgate Onlus), intermediatore culturale residente a Bamako, sposato con una donna Bambarà e padre di tre figli, che fungerà da responsabile logistico locale e si adopererà a favore dell’intervento in qualità di interfaccia tra la D.I.C.A-Rete Dogon(**) e la F.A.T.T.B.

 

(**) Direzione Intervento Coordinato Associazioni (Landsgate – Progetto Dogon)

 

MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE

Le associazioni, ong, onlus, aziende e/o quant’altri che volessero partecipare finanziariamente all’iniziativa, potranno contribuire economicamente accantonando direttamente sul PROPRIO Conto Corrente l’ammontare desiderato, citando la causale:

Mali 2012: Iniziativa Emergenza Carestia – Rete Dogon

 

oppure appoggiando la donazione a

Landsgate Onlus c/o Banca Prossima

Conto Corrente n° . 5000/1000/00015417

Codice IBAN n° IT68U0335901600100000015417

 

causale: Mali 2012: Iniziativa Emergenza Carestia – Rete Dogon

 

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PATROCINIO ed autorità coinvolte:

La presenza del console onorario Italiano in Mali, Daniel Dembele , supportato dal nostro console onorario del Mali avv. Gianfranco Rondello potrà dare le garanzie giuste presso le banche locali. La comune supervisione sarà un’ulteriore garanzia della programmazione dell’intervento e delle modalità di esecuzione per garantire la consegna appropriata.

Il console ci potrà consigliare ed aiutare a superare o per lo meno accelerare, nei termini di legge, le solvenze di eventuali problematiche burocratiche.

 

Consolato Italiano in Mali

Console Daniel Dembele

Quartier de Missabougou, Corniche du Canal, porte n.25

B.P. 1244 BAMAKO

 

console onorario del Mali in Italia

Avv. Gianfranco Rondello

Padova

 

Il coinvolgimento dei sindaci dei villaggi Dogon sarà l’anello di congiunzione per garantire che gli aiuti siano distribuiti per necessità partendo dai villaggi più isolati e più poveri.

 

BANCA D’APPOGGIO A BAMAKO

Una volta definito il piano di intervento che per motivi metereologici non potrà superare il prossimo mese di giugno, sarà identificata una banca a Bamako dove aprire un conto temporaneo e indirizzare i contributi delle singole associazioni, ong, Onlus italiane, aziende e enti pubblici. Il Conto Corrente Bancario in Mali, sarà comunque e necessariamente intestato alla Federazione delle Associazioni dei Terapeuti Tradizionali di Bandiagara (F.A.T.T.B) e supervisionato dalla D.I.C.A-Rete Dogon (tramite ns referente locale – Stefano Capotorti)

 

PER CONOSCERE DOVE OPEREREMO: Logistica del Territorio

 

MALI Bamako/Bandiagara – Pays-Dogon

Si parte da Bamako (la capitale del Mali) e si procede sulla direttrice che porta a Gao, nell’estremo est del paese. Costeggiamo il fiume Niger, direzione nord-est fino all’altezza di Mopti. Li occorre deviare verso est, all’interno, seguendo la direzione di Sevaré e proseguire fino a raggiungere Bandiagara. Da li si imbocca una pista che ci permette di inoltrarci nel cuore del Pays-Dogon, Al nostro arrivo, abbiamo percorso circa km 750. L’area raggiunta si trova in prossimità della frontiera col Burkina-Faso, a sud della grande ansa del Gourma.

Analisi del TERRITORIO circostante

I villaggi Dogon sono generalmente composti da “quartieri” che a volte distano tra loro anche diversi chilometri. Il territorio circostante presenta una vegetazione tipica della savana africana (brousse), brullo ed arido nella stagione secca. La zona è rocciosa e l’andamento morfologico che delimita l’area, non di rado presenta una depressione che divide il plateau. Questi affossamenti formano larghi canyon che dividono il terreno con grandi spaccature. Queste caratteristiche, creano nei locali difficoltà di transito. I passaggi d’attraversamento dei canyon si inerpicano su sentieri alquanto scoscesi che permettono agli abitanti di superare le depressioni e raggiungere (dopo alcuni chilometri) la pista di comunicazione principale. Per quanto riguarda l’energia elettrica, possiamo dire che sul territorio non esiste una vera e propria rete, ma ha sporadiche installazioni fotovoltaiche che alimentano alcune pompe elettriche che servono i pozzi. Alcuni fabbricati di carattere sanitario accedono all'energia elettrica attraverso gruppi elettrogeni. Questo è dovuto, principalmente, alle scarse conoscenze del personale locale sulle più moderne tecnologie. Le più insignificanti manutenzioni, diventano un problema. Inoltre, il costo del carburante, che alimenta questi gruppi risulta molto oneroso per molti villaggi. Troviamo spesso strutture senza luce o peggio senza energia elettrica per alimentare i frigoriferi e senza freddo, risulta impossibile, se non pericolosa, la conservazione di taluni farmaci indispensabili (es: antibiotici). La rete di Trasporti è alquanto scarsa. Praticamente non esistono sistemi di trasporto degni di questo nome, tra villaggi ci si sposta a piedi o con carrette trainate da buoi, asini. Alcuni giovani si spostano con l’ausilio di motorette cinesi fatte per strade asfaltate e non per piste sabbiose. L’istruzione pubblica si basa su un sistema strutturato che si dipana dalle scuole “comunitarie” all'università di Bamakò. Nella zona del nostro intervento, le scuole non sono presenti in tutti i villaggi. Taluni utilizzano delle strutture fatiscenti per la scuola primaria che è di sei classi, più rari sono i villaggi con scuole medie. In genere lo stato Maliano, attraverso le autorità locali, si fa carico dello stipendio degli insegnanti. Ma questo non accade dappertutto. Data la scarsità di fondi del paese, l’onere delle costruzioni didattiche e del mantenimento degli insegnanti, spesso è lasciato alle varie associazioni operanti in loco. La popolazione è dedita quasi esclusivamente alla coltivazione del miglio da giugno a settembre, durante la stagione delle piogge; ci sono zone di pastorizia , l’artigianato è presente solo nelle rare zone attraversate dai turisti che ,in questo particolare momento, sono completamente assenti.

   

Il presidente dell’associazione

Landsgate Onlus

MARINO NEBULONI

                                                                              

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