Deep-Mali on "Real Time"

Da gennaio 2012, più intensamente da febbraio, nel Mali è in corso la rivolta nella grande provincia Azawad da parte dei Tuareg del MLNA. Reciproche accuse tra rivoltosi e governo su collegamenti con Al Qaeda e narcotrafficanti. Dopo un eccidio di soldati dell’esercito regolare perpetrato dai Tuareg , nel sud del paese le famiglie dei militari  sono insorte per protesta contro il Presidente Amadou Touré, mentre era in corso un tentativo di mediazione con il MLNA sotto gli auspici dell’Algeria andato, però, a vuoto.

Le elezioni, alle quali Touré aveva già dichiarato di non voler partecipare, sono/erano previste per il 29 aprile, ma già il 5 marzo nel sito delle Missioni, Misna appariva questa premonizione: “la situazione è tale che, non solo è incerto l’esito delle votazioni, ma è in forse il fatto stesso che si terranno”

 

Dal 17 Gennaio il nord del Mali è quindi da considerarsi come se fosse in guerra. Esattamente ad undici mesi dall’insurrezione di Bengasi che immediatamente rese la Libia l’argomento clou di tutti i media. Il segnale è stato un attacco dei Tuareg  alle caserme dell’esercito a Ménaka, sul confine con il Niger e si è esteso alle tre regioni desertiche del Mali (Timbuktu, Kidal e Gao). Il portavoce dell’MNLA, Moussa Ag Acharatoumane  dichiara:

“Noi domandiamo l’autodeterminazione per Azawad. Che significa: indipendenza. La nostra azione è una sfida alla sovranità del Mali? Bene, quando si guarda alla questione in maniera più approfondita, si vedrà che Azawad e Mali non sono mai stati uniti. Stiamo chiedendo la libertà del nostro stato da molto tempo, ma la richiesta non è mai stata presa in considerazione”.

Acharatoumane parla di una lotta che va oltre la dimensione etnica e coinvolge, o cerca di coinvolgere, anche gli Arabi,  i Songhai e i  Peul. A dirigere le operazioni militari è un ex colonnello dell’esercito libico, Mohamed Ag Najm,  un tuareg originario della regione.

Nel  2009 i Tuareg stavano ancora rivendicando uno sviluppo per la popolazione del Nord-Mali, e avevano minacciato in contrario di andare oltre e richiedere l’indipendenza. 

 

LO SCAMBIO DI ACCUSE

24 febbraio 2012.

Le accuse del Governo: Boubacar Karamoko Coulibaly, ambasciatore del Mali in Algeria, da El Watan del 24 febbraio

 “Il Mali è oggi in una situazione delicata perché i partner lo accusano di aver lasciato campo libero all’AQMI (Al Qaeda nel Maghreb, che tiene sotto scacco vari paesi con la pratica dei rapimenti di viaggiatori stranieri) sebbene, nel contesto del Patto nazionale e nel rispetto degli accordi di Algeri del 2006 gli fosse stato chiesto di ritirare l’esercito dal Nord. Da allora il MLNA non ha fatto niente perché si potesse  dispiegare un minimo di servizi alla popolazione. La gente è ben poco cosciente che la più grande minaccia della regione non è l’AQMI, ma i narcotrafficanti. Altrimenti come spiegare che un movimento che si definisce rivoluzionario dispone di mezzi tanto cospicui ? E’ plausibile che copra attività dei trafficanti sulla rete viaria della droga. Non è questione  d’ indipendenza del territorio: da questa guerra esce un forte odore di droga, che segue  il MLNA dalla Libia fino in Mali. “

 

27 febbraio 2012.

Le accuse del Movimento di Liberazione, dal sito web ufficiale  MLNA

“Con la sconfitta del suo esercito nell’Azawad, il Mali ha intrapreso una campagna mediatica e diplomatica falsa! Fin dall’inizio delle ostilità, il governo  aveva già pianificato la  strategia genocidaria della popolazione civile dell’Azawad,  l’azione di mercoledì 22 febbraio. Un attacco aereo a un campo di sfollati civili.

L’Associazione “Medici senza frontiere” asserisce di aver curato prevalentemente donne e bambini;  una bimba è morta a causa delle ferite riportate] non è che la traduzione pratica della sua arroganza e la prova del suo essere uno stato totalitario e terrorista. Il terrorismo, nasce dalla regola del terrore e della tortura delle persone indifese. Invece di mobilitare e motivare i suoi fantaccini sul campo di battaglia contro l’armata rivoluzionaria del MLNA, lo stato del Mali recluta milizie locali e piloti ucraini per bombardare la popolazione civili nomadi nei loro accampamenti.  Il movimento MNLA, pur riconoscendo che l’intensità della battaglia nota come la “Carneficina di Aguelhok” (base militare, dove tra il 18 ed il 24 vi furono circa 100 vittime, tra cui numerosi civili) del 24 gennaio 2011 nega decisamente di aver fatto uso di metodi barbari e contrari ai suoi principi rivoluzionari (*). Il movimento MNLA, molti mesi prima dell’inizio degli scontri del 17 gennaio 2012, nonostante la sua dichiarata lotta per l’indipendenza, ha precisato di aver lanciato una campagna contro l’AQMI nell’ Azawad e accusa Bamako di aver causato l’infiltrazione e il radicamento di questi fondamentalisti nell’Azawad.

(*) I Tuareg sono sempre stati oggetto di discriminazione razzista all'interno delle forze militari.

L'attacco può anche aver avuto carattere di rappresaglia. 


Il messaggio del  MNLA alla comunità internazionale  era stato riportato con evidenza da molti media in tutto il mondo.

Nel contempo prove di cooperazione e di riavvicinamento tra AQMI e governo del Mali sono stati rintracciate e decrittate  da membri del Movimento

A Bamako la notizia della carneficina darà luogo  ad una insurrezione delle mogli dei soldati stanziati al nord.  

Come scritto nel post “Il Presidente del Mali e le mogli dei soldati, in centinaia avevano assediato giorno e notte il presidente Touré e la consorte, sottolineando la necessità di colloqui ed in effetti c'era stato  in Algeria un tentativo di mediazione, che non approdò ad alcun risultato

 

I COMBATTIMENTI DEL MESE FEBBRAIO

 

I Tuareg  annunciano la conquista di una regione nord-orientale nel Mali,  il segretario dell’ONU Ban Ki-moon chiede  l’immediata cessazione dei combattimenti,  per rischio di globalizzazione dei disordini.

Mercoledì 8 febbraio 2012:

Abbiamo preso Tinzawaten;  le nostre truppe stanno occupando la città”, ha detto Mohamed Ag Ghaly, combattente tuareg, riferendosi ad un’area vicino al confine algerino

“Più tardi daremo i dettagli sulle morti ed i prigionieri”.  

Un ufficiale maliano ha confermato la rivendicazione dei ribelli,:

“Abbiamo chiesto alle nostre truppe come misura strategica l’abbandono delle loro posizioni a Tinzawaten”.

Successivamente il capo dell’Ufficio Politico del MLN in un  comunicato ufficiale  lancia  una gravissima accusa al governo

“Il movimento nazionale per la liberazione della Azawad (MNLA)  ha le prove che il Mali gode del sostegno di una nazione potente, che gli fornisce il  supporto aereo per la consegna di cibo e attrezzature militari all’esercito. Nella notte del 15 febbraio 2012,  gli uomini del MNLA che circondano la città di Tessalit  hanno  identificato un aereo di una potente nazione che ha lanciato un carico alla base assediata di Amachach (Tessalit). Ulteriori informazioni per ora non saranno rivelate. Il movimento MNLA fortemente condanna e denuncia quest’appoggio allo stato maliano, perché intervento ingiusto soprattutto in quanto lo stato straniero è  considerato come il più indicato per trovare una soluzione definitiva al problema dell’Azawad, e a garantire la stabilità della sub – regione. Informiamo inoltre la comunità internazionale che il Mali ricorre a mercenari dell’Ucraina per la manutenzione degli aerei e per le operazioni di volo  contro  i civili, causando  anche la morte degli animali, distruzione delle coltivazioni e dei veicoli appartenenti ai civili,  nelle località di Intedeyni, Agabo, Ouzen, Alakat e l’area circostante da Tessalit). Il movimento MNLA lancia un allarme sulle conseguenze di questa ingerenza straniera e si appella allo stato ucraino affinché si assuma la responsabilità, sui   suoi cittadini che non dovrebbero prendere parte alla repressione del popolo Azawadien e l’occupazione del suo territori da parte dello stato del Mali. Infine, il MNLA ribadisce la  volontà del popolo dell’Azawad di difendere la sua patria,  ivi compresi i mezzi legali. 

 

Ménaka, 16 Febbraio 2012

Il Presidente dell’ufficio politico del MNLA, Mahmoud Ag Ghaly

All’Ucraina il MLNA si rivolge direttamente, imputandogli l’azione di privati cittadini ucraini. Tacendo  il nome dello stato che effettua i rifornimenti all’esercito assediato, lascia intendere l’intervento di aerei militari, pertanto una diretta responsabilità del governo.
Non è certo che  la ricorrente definizione “stato potente” si riferisca ad una nazione africana confinante.

È possibile pensare al Canada , che in Mali  ha dislocato truppe per “operazioni speciali in missione permanente”;  agli USA, che con il Mali hanno un accordo per l’ addestramento militare antiterrorismo. Forse alla Francia  che in quella zona è attiva anche politicamente ed ha vari lucrosi  interessi, a partire dallo sfruttamento delle risorse naturali: le  miniere di uranio,  nel vicino Niger, della multinazionale francese Areva.

Da “Sahel Intelligence” si legge un articolo che ricorda come la Cina, con il suo ambizioso programma nucleare, si pone oggi come concorrente.

L’insieme questi disordini ed i ripetuti rapimenti di tecnici della multinazionale francese Areva, danno alla Francia motivo di muoversi anche sul fronte militare, con il beneplacito dei governi locali.

 

22 marzo, ribellione militare

primo atto: via Twitter

Una ribellione è iniziata nel pomeriggio del 21 nel campo militare di Kati, presso la capitale Bamako; il Governo l’ha interpretata o cercato di contenerla, come una insubordinazione locale, inviando il Ministro della Difesa a parlare con i rivoltosi, che sembra sia stato allontanato in malo modo dalla guarnigione stessa

Il  putsch (colpo di stato) avviene il 22 marzo.

Alle cinque del mattino un gruppo di militari compare in tv, dopo averlo annunciato via Twitter,  e in una breve allocuzione comunica che, a scopo di “ristabilire la democrazia”, le Istituzioni da quel momento venivano sospese ed entrava in vigore  il copri-fuoco. Elemento scatenante la rivolta: la mancanza di mezzi militari per fronteggiare la ribellione Tuareg.

Il Presidente del neo-nato Consiglio nazionale per il recupero  della democrazia(CNRDRE), è il capitano Amadou Haya Sanogo, il  portavoce della Giunta militare è il luogotenente Amadou Konaré

 

da Sahel Intelligence

* le notizie rimbalzano e parlano di uno scarso il  numero dei militari insorti, fra i quali due  soltanto gli ufficiali. Gli altri sono uomini del campo militare di Kati

- un tweet della presidenza [https://twitter.com/#!/PresidenceMali] parla di soldati che si rifiutano di raggiungere il luogo dei combattimenti

- Il portavoce del gruppo degli insorti, un ufficiale insegnante di inglese dello stesso campo militare asserisce che:

* L’esercito regolare ha opposto una limitata resistenza e gli ufficiali più alti in grado sono stati arrestati.

*Sulla sorte di Amadou Touré: una prima la voce annuncia che si era rifugiato in un’ ambasciata, poi un tweet confermato dai media, dice che si trova con i soldati lealisti in un campo militare. Nel comunicato televisivo gli insorti hanno affermato che stava bene ed era al sicuro, senza affermare che fosse nelle loro mani.  “Un diplomatico ben introdotto a Bamako, ha rivelato che nelle prime ore della rivolta, il presidente Touré ha contattato i servizi segreti francesi che gli hanno consigliato di lasciare il palazzo presidenziale prima dell’assalto dei rivoltosi. I Servizi segreti dell’Algeria ci hanno dichiarato di non aver avuto alcuna avvisaglia di quanto stava per avvenire e non hanno quindi allertato nessuno dei 4 paesi del Sahel [uniti nella lotta a AlQaeda]. 

 

* A metà giornata il copri-fuoco decretato dagli insorti non è del tutto rispettato a Bamako, ma le attività sono ferme, pochissime le banche aperte, colpi di arma da fuoco, saccheggi, rally nelle strade della capitale di militari e commilitoni che fanno il tifo.

 

* Romain Nadal, portavoce del Ministero degli Esteri francese si rivolge agli insorti “Ristabilite l’ordine istituzionale, astenetevi dal commettere violenze, liberate le persone detenute, rispettatene l’integrità fisica, in particolare del presidente   Amadou Toumani Touré.

In ossequio a quale prassi diplomatica,  una nazione straniera emana un ultimatum dai contenuti di tutta competenza del presidente Touré? Quale significato ha il contatto preso dal Presidente Touré con la Francia per decidere come affrontare la situazione?

Nel mentre La Francia tiene inchiodati gli occhi del mondo sugli eventi di Tolosa, ma quello al criminale (suicida/ucciso secondo le ultime notizie) è l’unico assedio che ha in corso?

 

* Usa: condannano l’insurrezione contro il potere costituito ed elogiano l’operato del Presidente 

* Twitter: comunica le evoluzioni della  situazione asserendo che il ministro kenyota è bloccato a Bamako e tutte le frontiere sono state chiuse;

* il portavoce del MLNA: da Parigi, il movimento di liberazione dell’Azawad rilascia una dichiarazione secondo la quale i combattenti nel Mali aumentano le azioni approfittando della confusione nell’esercito regolare.

*Croce Rossa: alle 18 circa il bollettino delle vittime è fortunatamente minimo: un soldato lealista ucciso dai “mutins” , golpisti, e un quarantina di feriti colpiti da pallottole vaganti, il che fa temere cecchinaggio. Varie, invece, le ruberie

* UA, Unione Africana: ha condannato l’insurrezione e si riunisce in seduta straordinaria ad Addis Abeba.

* UE: Condanna del putsch contro il governo legittimo.

* Francia: Nella condanna francese il tono è diverso, non esprime sostegno al Presidente, auspica che le elezioni non siano cancellate, sospende contributi al paese, tranne quelli prettamente umanitari.

* Dichiarazioni politiche interne: Mamoutou Thiama, candidato favorito alle elezioni, afferma di non stupirsi della ribellione, visti i numerosi scacchi subiti da parte dei combattenti del MLNA, e che in queste condizioni le elezioni del 29 aprile non possono aver luogo.  da “Jeune Afrique”

* Bamako: soldati ubriachi si sono introdotti nel palazzo presidenziale e stanno effettuando razzie di televisori, computer , stampanti e fotocopiatrici. Pick-up pieni di mutins con bottiglie di birra e mitra, percorrono le vie della città sparando raffiche a caso. Il portavoce della giunta Militare Konare ha invitato i cittadini a stare calmi e riprendere le attività; e chiede ai suoi si sospendere i raid.

Come per la Libia, la comunità internazionale sembra essere stata presa di sorpresa.

Vari commentatori sottolineano che il Mali costituiva, nel panorama africano, un esempio di istituzioni democratiche. Il fatto che Touré si fosse astenuto dal ripresentarsi alle elezioni lo conferma in quanto, dopo due mandati, una rielezione avrebbe potuto avvenire solo con una modifica della Costituzione.

L’atteggiamento del Governo di fronte alle contestazioni della cittadinanza seguite al massacro di soldati nell’Azawad  è stato di disponibilità al dialogo, ed anche nelle prime ore dell’insurrezione militare in corso ha tentato una mediazione. Le accuse provenienti dai militari vertono principalmente sulla mancanza di mezzi per affrontare i combattenti Tuareg  (c'è da dire, tuttavia, che gli Usa hanno un programma di addestramento contro le bande di Al Qaeda che evidentemente sembra non funzionare molto coi Tuareg) i quali dispongono invece di attrezzature più potenti e in quantità superiore provenienti dalle razzie nelle caserme libiche.

La Francia sta esercitando una regia della situazione, sia inducendo il Presidente a lasciare il Palazzo, sia lanciando ultimatum ai rivoltosi. Tutto questo va a vantaggio  dei Tuareg del MLNA, dando corpo alle accuse, pubblicate dai media del Mali contro la Francia come fiancheggiatrice della ribellione Tuareg  nell’Azawad.

 

23 marzo: i saccheggi

Presa  d’assalto la casa di un altro dei candidati favoriti alle elezioni ed ex ministro delle finanze, 
Soumaïla
Cissé: Sono arrivati, entrati ovunque, hanno vandalizzato, saccheggiato, fracassato tutto; mi sono salvato stando nascosto.  La situazione è grave e completamente caotica. Un grosso passo indietro per la democrazia ” . Fa un certo contrasto questa “devastazione” della sua casa con le immagini cui ci hanno abituatati i ribelli libici.

 

* Il sostegno politico al CNRDR arriva dal partito SADI che da settimane chiedeva le dimissioni di Touré sulla base di varie accuse, consueta quella di atteggiamento debole; nel contempo dichiara pieno appoggio agli insorti. Questo rappresenta indubbiamente un salto di qualità e probabilmente inizia a designare l’origine, interna, di questo “ammutinamento”. Sebbene riconosciuto internazionalmente come sistema democratico, quello del Mali era un sistema che ruotava intorno al consenso alla persona del presidente

(Touré aveva condotto un colpo di stato contro il regime ventennale di Traoré, poi aveva permesso la transizione alle elezioni e al governo di civili, per tornare al potere nel 2002 vincendo le elezioni)

ma questo aveva lentamente spento le opposizioni, spingendo i partiti a differenziarsi molto poco dalla sua politica. Ora i malumori nascosti stanno emergendo, a giudicare da questa posizione del partito SADI.

 

* Dopo il saccheggio,  una parte del palazzo presidenziale è stata incendiata. Il numero dei morti dall’inizio della rivolta è salito a tre.

* Dov’é il Presidente Amadou Toumani Touré? Alle 13, un comunicato del portavoce del Ministero degli Esteri francese recita “Abbiamo cercato di contattare il Presidente senza successo e non sappiamo in quale località egli si trovi” aggiungendo un nuovo appello ai rivoltosi affinché “preservino” la sua vita.   Il tono è più morbido rispetto a ieri; probabilmente i contatti fra la Francia e i rivoltosi sono in corso.

* Amadou Sanogo , presidente del CNRDRE (il nuovo consiglio direttivo) ha dichiarato che i dirigenti del “regime” di Touré sono detenuti e in buona salute, in attesa di essere consegnati alla Giustizia. Per quanto riguarda Touré, sarebbe egualmente trattenuto in custodia in un loro campo militare, di cui non vuole rivelare la località, ma che si ritiene sia in/presso Bamako.

 

* intervista di Sanogo, dove Lynn Pascoe, segretario aggiunto del Consiglio di Sicurezza Onu, richiede l’immediato ripristino del governo democraticamente eletto, e conferma che il Presidente è detenuto dai rivoltosi.

 

Il versante politico dei rivoltosi:

Amadou Sanogo  Ha pianificato la creazione di un Comitato aperto a tutti i partiti politici e alle organizzazioni della società civile. In un’altra intervista alla tv nazionale, ha dichiarato che i Tuareg che stanno combattendo per l’indipendenza possono  unirsi all’esercito o aspettarsi di venire trattati con fermezza. “Gli dò la possibilità, altrimenti farò quello che devo fare”

E’ strano un ultimatum  ai Tuareg da parte del gruppo che afferma di essersi ribellato perché  privo di mezzi adeguati a contrastarli. C’è qualcuno che intende fornirglieli? O il compito di portare il paese verso la spaccatura territoriale è già portato a termine? Sono domande che avranno risposta nei prossimi giorni

 

* Mali sospeso dall’Unione Africana, decisione presa nella riunione straordinaria di Addis Abeba; una commissione della UA e della comunità economica africana si recherà a Bamako per incontrare il CNRDRE e chiedere l’immediata cessazione della rivolta e il ripristino della democrazia.

 

* Bloccata l’azione dell’esercito, nel Nord  i Tuareg non trovano più resistenza e nel sito del  MLNA (www.mnlamov.net) annunciano la conquista di altre città.

 

*Con le frontiere chiuse, al confine con la Costa d’Avorio decine di camion sono in attesa, carichi di generi deperibili per il gran caldo.  L’attività nella capitale è al minimo, i soldati si dedicano al saccheggio.  Nonostante l’appello di Sanogo a rispettare la proprietà privata, i furti continuano anche alle pompe di benzina,  che ormai scarseggia e il cui prezzo è raddoppiato  in 24 ore.

 

* Del  capitano Amadou Sanogo ora si sa qualcosa di più: era arruolato nel programma americano di addestramento antiguerriglia e faceva la spola fra il Mali e gli Usa.

 

* Sulla sorte di Touré le notizie tornano ad essere contraddittorie. Secondo la UA sarebbe con i lealisti, mentre Sanogo aveva lasciato intendere il contrario.

Ma la famiglia del Presidente? La consorte Lobbo era molto attiva nella vita dello stato,  in prima fila durante la crisi delle “mogli”, quando a seguito dei molti congiunti caduti sotto le armi dei Tuareg,  avevano preso d’assedio il palazzo presidenziale. Era il mese di febbraio e questa notizia  somigliava ad una rivolta dei sentimenti, ma poco per volta la loro richiesta di una maggiore sicurezza si è sviluppata nella rivolta dei soldati stessi . Quanti siano i rivoltosi non è ancora chiaro, ma  non sembra possibile che un capitano e un luogotenente possano, senza l’aiuto di ufficiali degli alti comandi, prendere il comando del paese.


 * Sul piano internazionale chi rischia di pagare un alto prezzo di questo putsch è l’Algeria che non conosceva da anni una instabilità di questa portata ai confini meridionali. Ora alle formazioni Tuareg e alle bande di Al-Qaeda si aggiunge  il rischio di una guerra intestina nell’esercito del Mali.

In quella zona può  esserci ancora la nostra  Rossella Urru , rapita a Tindouf. Una provincia algerina dalla quale è facile passare in Mauritania, in Marocco, ma anche nel Mali. C’erano notizie secondo le quali il Presidente Touré si era impegnato per la sua liberazione.

 

24 marzo: terzo atto: putsch avvenuto, ma in stallo

* La società civile, i maggiori partiti, lo stato maggiore dell’esercito restano sordi al richiamo del capitano Sanogo e dei suoi compagni. Qui il testo della dichiarazione di condanna da parte dell’Ambasciatore del Mali negli Usa. La destabilizzazione, la probabilità che le elezioni siano annullate, le ricadute economiche sulla popolazione (aumento dei prezzi, mancanza dei generi di importazione che deperiscono alle frontiere, come farina e riso,  perdita anche sulle esportazioni come il cotone)   e l’ulteriore perdita di controllo sul Nord sono perfettamente riusciti. A che pro, vista la dichiarata volontà di restaurare la democrazia, è ancora da comprendere e da vedere. In varie città i ribelli hanno effettuato arresti, sempre chiusi gli aeroporti e le frontiere, ‘attività è al minimo nella capitale, e a Timbuctu dove si prevede una prossima avanzata delle milizie del MLNA, ma per i Tuareg ci sono sia vittorie che preoccupazioni.

 

* Touareg a fronte della conquista di almeno due città e della possibilità di controllare anche Timbuctu, vi è l’incertezza di fronte al vuoto di potere. Questa la dichiarazione di un membro dell’ufficio politico del movimento ” Siamo sempre pronti a negoziare. Bisogna che l’attuale potere sia ben installato, che abbia dietro di sé la classe politica, e che noi possiamo avere la garanzia che sia sostenuto dalla e grandi potenze, UE, US, Francia, ecc.  Ci preoccupa che  non abbia ancora sufficiente legittimità per pronunciarsi su un problema di questa portata”

 

* Dove sia ATT, così tutti chiamano Amadou Toumani Touré ancora nessuno lo ha scoperto.

Il Punto di vista dell’Algeria

Sul quotidiano algerino EL Watan un articolo molto duro contro il presidente Touré, di cui tener conto perché l’Algeria conosce  la situazione meglio di quanto la comprendano i media internazionali. Le accusa sono simili a quella dei rivoltosi.

Aver consentito che Al Qaeda si installasse nel poverissimo nord, l’Azawad principalmente è abitato da Tuareg, che è il paradiso del cartello sudamericano della cocaina, dei trafficanti di armi e dei contrabbandieri;  si sospetta un accordo sotto banco: nessuna azione di Al Qaeda in Mali, nessun intervento dell’esercito.

Aver consentito il ritorno, e l’installazione in campi, dei combattenti dalla Libia massicciamente equipaggiati, con l’intenzione, affermava il Presidente, di controllarli meglio. Ovviamente, con una tradizione di ribellioni autonomiste alle spalle, armi a disposizione e un Presidente, che a fine mandato non aveva interesse ad opporsi fermamente, i Tuareg hanno dichiarato guerra al governo.

L’efficienza e la brutalità dei loro attacchi ha indotto  i soldati, manifestamente mal equipaggiati, senza adeguati  mezzi di comunicazione e di trasporto, poco addestrati,  inviati al nord a manifestare il loro disappunto. Questi si sono sentiti  come carne da cannone. Molti si sono uniti ai ribelli o hanno rifiutato di contrattaccare, mentre gli altri sono rimasti negli accampamenti.

A questo punto la relazione di  El Watan introduce un fatto non riportato dai nostri media:  sono di nuovo entrate in scena le donne. Il 19 Marzo, le mogli hanno occupato le strade della città Kati , sede di guarnigione, chiedendo armi per i soldati al fronte, assistenza per i feriti e le dimissioni del Presidente della Repubblica.

Preso in contropiede, il ministro della difesa, generale Sadio Gassama e il generale capo degli eserciti, Poudiougou, giovedì 22 si sono recati sul posto per placare gli animi. Sono stati accolti da  fischi, accuse e infine sequestrati e ciò  ha indotto la scorta a usare le armi. Dei manifestanti sono rimasti feriti, la notizia si è sparsa subitaneamente, sono accorsi soldati e sott’ufficiali,  hanno saccheggiato i magazzini di armi e munizioni. Poi, pesantemente armati, hanno percorso i 15 km. che li separavano da Bamako e si sono diretti prima alla sede della tv nazionale (dove successivamente hanno rilasciato dichiarazioni) e poi al palazzo presidenziale.

Il resto è la storia del 22, 23 e 24 tuttora in – torpida – evoluzione poiché al potere nel paese in questo momento c’è ancora una sorta di “vuoto”.

 

Opinionisti del Mali

Mentre ora ATT è accusato, da due parti, di debolezza,  nelle opinioni di qualche anno si trovano encomi interessanti, uno in particolare.

Da Bamanet, fonte interna al Mali, un articolista ,interrogandosi su come avrebbe dovuto  essere il successore di Touré, scriveva : “Senza revanscismo, dovrà essere sollecito nella lotta contro la corruzione e la criminalità finanziaria. Il grande merito di ATT è stato aver creato a questo proposito della documentazione, con i vari rapporti di controllo e verifica ispettiva esistenti; gli basterà avere il coraggio politico di trasmetterli semplicemente alla Giustizia perché questa faccia il suo corso.”

Che questo inatteso putsch, per ora molto alla buona, comporti la sospensione delle elezioni, dunque,  fa gioco all’entourage dei potenti corrotti, ai quali non serve una vera rivoluzione, al contrario: solo quel tanto di confusione che dia il tempo di affossare tentativi di  procedimenti giudiziari.

Nonostante le varie trame che Usa, Francia, criminalità internazionale, terroristi intersecano nella regione, potrebbe non essere escluso che questa volta si tratti di una faccenda domestica in cui convergono varie riluttanze: quella dei soldati a farsi ammazzare per nulla,  quella delle voraci cavallette a farsi catturare. E perfino quella della componente femminile della società  a veder spargere il sangue inutilmente dei suoi  famigliari, perché no…..

Dopo twitter e la tv, ora YouTube: giovani maliani contro il “SanogoShow” e in Twitter compaiono le prime Putsch Info  con ironia, in altri video li chiamano “pinguini” che massacrano prima di tutto la lingua francese. Siamo a un passo dal rap anti-putsch…

* Il presidente del Parlamento del Mali , Dioncounda Traoré, era in visita nel Burkina Faso il giorno in cui è scoppiata la rivolta e si trova bloccato laggiù dagli avvenimenti.

* Bloccato a Bamako il ministro kenyota Mose Wetangula, che è passato da Twitter a FB, ed aggiorna in tempo reale sulla sua situazione. Varie promesse di lasciarlo partire, insieme alla ventina di kenyoti che vogliono lasciare il Mali, ma sono sorte complicazioni e rimane nel suo Hotel dove ha ricevuto la visita … dell’ambasciatore francese. Una detenzione non “professionale” che gli lascia ampio spazio per le relazioni sociali.

Non ci fossero stati tre morti, qualche decina di feriti e tanto disagio per dei lavoratori lo si potrebbe definire un golpe da operetta.  Per ora, ovviamente.

Ma c’è anche lo zampino dell’Occidente?

Ogni volta che in Africa avviene un colpo di stato si pensa – e ci si azzecca – a una manovra occidentale, Stati Uniti in prima fila. Ogni regola ha le sue eccezioni, altrimenti non è una regola, ma una fissazione. Potrebbe essere così questa volta?

Non  è necessario  complottare con precisione perché qualche testa calda locale decida di mettere in scena uno dei copioni localistici. Se per i paesi arabi è stato FaceBook ad animare le piazze giovani-apolitiche-libertarie e moti identificati da una data, per i paesi più a sud è il putsch militare che, secondo la legge del taglione, depone un leader a sua volta salito al potere con un colpo di stato delle forze armate. Lo sviluppo, poi,  ha un tasso di spargimento di sangue che cresce man mano si scende verso sud. Chissà perché. il Mali ha messo in scena un copione che ha un po’ di twitter-TV e un po’ dell’altro (tre morti, vari feriti, tanto saccheggio). C’è qualche possibilità che sia spontaneo e maturato inaspettatamente ai più per ragioni tutte interne. Da questo momento, qualcuno cercherà di metterci sopra il cappello. Non ben classificabile, questo poco cruento colpo di stato scivola fra le parole dei commentatori, pigri ormai se viene a mancare uno schema. Alcuni  ripiegano su una coda della primavera araba. Chissà perché, arabi non sono.

Naturalmente  nel cocktail della vicenda non manca del tutto uno schizzo di Usa, che effettivamente c’è:  il  volto (terrorizzato dall’enormità della sua impresa) del capitano Sanogo, allievo del programma militare antiterrorismo. Prima di credere a Usa ex machina,  dovremmo sapere se dietro di lui stanno compatti gli altri militari addestrati dall/in America; chiederci perché non ci si è assicurati  il tradimento di ufficiali di alto grado, infine,  se  davvero gli Usa hanno voglia di scontrarsi con i francesi.

La bulimia africana della Francia

Di fresca realizzazione, l’intervento diretto in Costa d’Avorio, talmente becero, illegale e brutale … da non ricevere condanne dall’Onu. E’  invece il leader deposto, Laurent Ggbao, a finire sotto processo alla CPI.  L’accusa di crimini contro l’umanità calzerebbe meglio al suo successore, luogotenente  degli interessi francesi, Ouattarà.  Non è  capitato lo stesso in Libia?

Come ricordato negli articoli sulla lotta per l’indipendenza dei Touareg,  la Francia ha nella zona Mali-Niger grossi interessi e deve giostrare con l’Aqmi per i sequestri dei suoi tecnici. E’  stata accusata dagli organi di stampa del Mali di aver fomentato la ribellione Tuareg scoppiata a gennaio.
Se ora questi mutines, i soldati del putsch, siano manovrati  da Parigi se lo chiedono i commentatori dei media africani.  Perché, a loro, è noto che Christian Rouyer, attuale ambasciatore francese non aveva simpatia per ATT, il presidente Touré. Ben convinto della sua tesi di uno zampino francese nelle vicende maliane, Tourè il giorno stesso della rivolta militare è alla  Francia che si rivolge, e riceve  il consiglio di andarsene dal palazzo presidenziale che, effettivamente, poco dopo viene attaccato dagli ammutinati.

Dopo di che è l’ambasciatore francese a prendere in mano la situazione: emana  l’ordine di evacuazione delle scuole, si reca in visita di cortesia al ministro kenyota bloccato a Bamako,  nonché  in visita – che ancora non sappiamo definire – alla giunta golpista.

“Il potere maliano è stato in questi ultimi mesi in disaccordo con la Francia sulla ribellione tuareg.

Il Mali voleva sbarazzarsene, la Francia e certi paesi occidentali servirsene per la lotta all’Aqmi.” dicono i media maliani. La nostra stampa considera i combattenti Tuareg di ritorno come  lealisti di Gheddafi. Questa considerazione univoca, poteva servire a mascherare alleanze straniere eversive con i Tuareg che avevano fiancheggiato il CNT libico.

Le sofisticate armi di cui dispongono non vengono tutte dagli arsenali di Gheddafi, secondo le autorità maliane provengono da paesi occidentali” scrive   una fonte ivoriana  che termina chiedendosi quello che  alcuni, si chiedono : perché tutta questa richiesta di democrazia se si è alla vigilia delle elezioni, e per di più  ATT non è candidato e uscirà di scena?

La chiusura delle frontiere

Un classico nei colpi di stato. Sta bloccando due ministri, Kenya e Zaire, con le loro delegazioni, cittadini stranieri intenzionati a lasciare il paese; camionisti con i mezzi carichi di materiale deperibile che non possono né esportare né far entrare (generi alimentari) . Cosa significa “in pratica” vivere un blocco delle frontiere? Lo avevo già constatato nel caso Libia nell’articolo Drammi umani, troppo umani per le cronache di guerra : un gran disagio per la gente comune.

Da Bamakolive:

C’è gente bloccata da diversi giorni e persone che si trovavano già in viaggio e arrivano ora. Come Abdoukader,  che vende ai turisti gioielli Tuareg a Dakar(capitale Senegal). Arriva da Niamey (capitale Niger), dove si era recato con cinque giorni di autobus da Dakar  per chiedere  un visto Schengen in un’ambasciata perché egli era stato detto che in Niger i  “visti scorrono come il caffè” , molto più facilmente che a Dakar. Di ritorno dal suo tentativo di viaggiare oltre i confini del Sahara (in Europa, in questo caso), si scontra con l’inaspettato: in Mali non si passa più.

Ammesso che Abdoukader abbia potuto,  arrostendosi  per giorni  dentro un bus, viaggiare in linea retta, sono 2100 km da fare nei due sensi e Bamako è solo metà strada.

 

25 marzo: Ultime notizie sul Mali:

“calma precaria a Bamako, combattimenti fra MLNA e esercito al Nord”. I media sono sintetici, ma scusabili,  si guarda al Senegal: oggi si vota.

*Anche a Bamako votano i senegalesi, e non hanno problemi per accedere alle urne. Tutto regolare.

 

*I ministri  stranieri hanno potuto lasciare il paese. Le personalità politiche maliane sequestrate dai ribelli hanno minacciato di entrare in sciopero della fame.

 

*Il mondo politico reagisce, e si divide sebbene in modo diseguale.

–Da un lato il partito che nell’immediatezza del colpo di stato si era dichiarato favorevole: SADI, solidarietà africana per la democrazia e l’indipendenza; insieme a qualche altra forza ha creato il movimento M22(marzo… anche questi tengono alle date!)

–Dall’altro un fronte di 38 partiti che chiede l’immediato ritorno dell’ordine costituzionale; ad esso aderiscono anche associazioni della società civile, i sindacati e in blocco la Magistratura.

 

* e ora spunta anche un antropologo yankee! Un americano che vive a Bamako, che in un articolo del suo blog passa in rassegna l’abbigliamento del capitano Sanogo, spulciando nel video immagine per immagine, individua qua e là amuleti, segni,  indumenti speciali, pezzetti di legno  che avrebbero funzione apotropaica. Un putschista scaramantico, insomma. E con ciò? Non saranno fatti suoi questi? Trafiggere le culture altre come un entomologo trafigge le farfalle… in queste svanisce la vita, nelle altre svanisce il senso.

Italiani in Mali : da un blog de Il Sole24ore

“Non so come uscirò dal paese”, mi racconta in chat il mio amico italiano che è in Mali, (mi aveva già aggiornato qui subito dopo il colpo di Stato). “Forse passando dal Burkina, con un viaggio di 2 giorni e dei seri dubbi per passare la frontiera siccome non ho un visto e non lo fanno alla frontiera. Oppure potrei andare a Bamako, con un viaggio di 6 ore con vari punti senza copertura del telefono e non sapendo in che condizioni di sicurezza sia la strada”.  “Probabilmente le frontiere verranno aperte martedì, ma il problema è c’è un grosso rischio che nel giro di qualche giorno qui scatti il panico. Prima o poi cercheranno di cacciare i militari, e nel momento in cui cercheranno di farlo ci sarà la guerra. Tra l’altro i tuareg hanno detto che approfittando della situazione confusionaria stanno prendendo sempre più parte di Paese e ieri hanno preso la città di Kidal e continuano a scendere”.

 

26 marzo: gli eventi avvengono a nord

*Le formazioni Tuareg minacciano sempre più da vicino Kidal e perdendo questa città, la giunta militare, che accusa il governo di ATT delle sue sconfitte, perderebbe molto della sua credibilità, di cui peraltro non ha mai ampiamente goduto. Al fianco dell’esercito combattono milizie che l’articolo non identifica, ma che potrebbero essere la Ganda Koy, una milizia dell’etnia Songhai che già in passato si è scontrata con i Touareg. "In questi mesi è nuovamente in azione, rifornita di armi dal governo che tenta di cambiare la lettura dei fatti: da insurrezione per l’indipendenza   a guerra civile su base etnica.“

Riassumendo: la Giunta militare non ha coperture internazionali (ufficialmente,,,)  all’interno ha solo una parte del mondo politico con sé, si è inimicata la popolazione a causa dei saccheggi che hanno commesso i soldati, sta subendo sconfitte dai nemici di ATT. Potrebbe dunque essere un putsch di breve vita, e se breve non è rischia di essere la distruzione dello stato del Mali, con l’effettiva indipendenza conquistata dai Tuareg dell’Azawad. 

 

oggi per il Mali è un anniversario: 26 marzo 1991 Amadou Toumani Touré rovesciava il regime di  Moussa Traoré

 

*Ironia della storia, a questo anniversario ATT, golpista convertito alla democrazia non può partecipare pubblicamente! Non vi è neppure certezza su dove si trova, ma in mano dei ribelli o con i lealisti, tutti assicurano che sta bene, è solo molto provato.

 

* Secondo El Watan, a combattere contro i Tuareg sarebbe un gruppo fresco di debutto: Ançar Eddine. E fa temere il peggio, in quanto la sua prima dichiarazione ufficiale “vogliamo instaurare la sharia”. Finora lo scontro governo-Tuareg era tutto nell’ambito di una rivendicazione autonomista senza connotazioni “religiose”. Questa nuova formazione (promossa da chi?) fa temere una radicalizzazione e un ambito di confronto che potrebbe trascinarsi nel tempo con il semplice obiettivo di destabilizzare l’intera regione.

 

*BAMAKO: “A bas les putschistes” e “SANOGO  dégage!”  Il capitano putchista Sanogo ha battuto ogni record: giovedì notte ha preso il comando, lunedì mattina la piazza gli grida di andarsene.

Prima manifestazione popolare (un po’ più di mille persone) cantano l’inno nazionale e gridano la loro contrarietà alla giunta. Un sindacalista: ”Non accettiamo che ci sia portata via una democrazia che abbiamo pagato a caro prezzo”.

Sul cartello di un’immagine scattata nella capitale appare la scritta “Vogliamo 2 cose: restaurare la democrazia e la messa in sicurezza del Nord del Mali.

* Soumaila Cissé, capo di un partito (al quale i golpisti hanno devastato la casa), informa di essere stato alla sede della giunta militare, di aver parlato con Sanogo e di avergli detto la sua contrarietà, invitando i militari a rientrare nelle caserme. (da Tv5)


Impossibile non fare un paragone con la Libia: se un lealista si fosse recato dai miliziani del CNT non sarebbe tornato indietro intero. E’ un’altra storia, altro popolo, con una confusa ma reale dialettica anche con i militari golpisti.

 

*Costa d’Avorio. Il presidente Alassane Outtara è al momento anche in carica come presidente della Comunità economica degli stati africani (Cedeao). Ha indetto una riunione di tutti i capi di stato e ha avanzato una proposta per mettere intorno a un tavolo gli attori della crisi del Mali; se le trattative dovessero fallire, propone di inviare UNA FORZA DI INTERVENTO MILITARE.

L’interventismo è un male contagioso. Outtara ha comunque ragione di essere preoccupato ancor più dei paesi confinanti avendo un confine di 500 km. con il Mali che può essere facilmente usato dai suoi oppositori politici (… non essendo ancora riuscito a sterminarli del tutto).

 

Nel Mali l’Azawad indipendente è una polveriera jihadista

Il giornalista-scrittore Serge Daniel, in una intervista rilasciata al giornale online El watan, testata francofona algerina, racconta di AQMI e del suo ruolo nell’indipendenza dell’Azawad. Daniel è autore di un libro intitolato “AQMI, l’industria dei sequestri di persona” ed è un profondo conoscitore del movimento islamico indipendentista che ha avuto ed ha tuttora un ruolo nella secessione del nord del Mali ad opera dei Tuareg del MNLA. Gruppi legati a AQMI e ad Ansar Edine occupano città come Gao e Timbuctu ed hanno imposto la Sharia. I Tuareg non sembrano avere la potenza economica dei jihadisti, arricchiti dai traffici di droga dalla Colombia e dalla pratica dei sequestri di persona.

Secondo Serge Daniel, AQMI ha modificato la propria ragion d’essere e da fabbrica di sequestri si sta trasformando in una organizzazione statuale di natura islamica. Questo è possibile perché “ha già dieci anni iniziato l’operazione sotto copertura installando cellule dormienti nel nord del Mali, e quindi, già cinque anni fa, installando strutture attive, pienamente calate nel tessuto di alleanze dell’organizzazione”.

All’entrata dei jihadisti in Timbuktu, gli indigeni sono stati sorpresi nel vedere tra gli assalitori, giovani provenienti da Timbuktu che avrebbero dovuto essere in Libia o altri paesi del Magreb, a lavorare per aiutare la famiglia rimasta fisicamente sul luogo. Ora sappiamo, questi bambini erano in rimasti nel Sahel, ed inviavano denaro alle famiglie in Timbuktu tramite AQIM. E poiché questi soldi molte volte erano in euro, si potrebbe pensare che si trattasse di una parte dei riscatti pagati dai paesi occidentali. E ‘molto interessante notare che il Mujoa (Movimento per l’unicità e la jihad in Africa Occidentale), si era stabilito a Gao e non a Timbuktu. Il capogruppo è, naturalmente, un mauritano, ma Mujoa è una cella composta principalmente da Arabi di Tilemsi, un’area geografica che corrisponde in parte alla regione di Gao (Remi Racine per El Watan).

Fra AQMI, Mujao e Ansar Edine c’è sempre un collegamento, una connessione. Sono comunque jihadisti e sanno da che parte stare. Il gruppo di Mujao è stato formato da giovani mauritani affiliati a AQMI che si stavano “annoiando” ed hanno voluto creare una organizzazione militare di secondo livello. Così, “per dimostrare che sono cresciuti e avrebbero potuto giocare in grandi campionati, hanno cominciato a rapire gli ostaggi (due spagnoli e uno italiano – parla di Rossella Urru, nda), nel cuore del territorio rivendicato dal Fronte Polisario“. Il simbolismo è forte. Il Mujao ha fatto un debutto sensazionale, secondo Serge Daniel.  Dovrebbe essere costituito da almeno 70 membri permanenti.

AQMI è una società che dispone di diverse centinaia di combattenti ed ha molti complici nel Sahel. In termini di armi, afferma Daniel, non vi è alcun dubbio, l’AQMI è sovra-armata. Nel marzo scorso, per aiutare la rivolta dei Tuareg e di Ansar Edine, AQMI si è infiltrata nella rete di comunicazione dell’esercito del Mali. L’altro punto di forza di AQMI l’intelligence. Ha reclutato tutte le tribù locali. Ci sono una serie di fazioni di Tuareg, ma vi sono essenzialmente cinque tribù nel nord del Mali: il Iforas, i Imrades, i Idnanes, le Imouchars, e la Kel Essouks Daoussak. AQMI ha reclutato tutte queste tribù (El watan).

AQMI funzionerebbe quindi da organizzazione di raccordo di tutte queste tribù, di Mujao e di Ansar Edine.  I secondi hanno giurato fedeltà ad Al Qaeda, mentre il Mujao non l’ha ancora fatto. Questo è importante. Il Mujao ha, per ora, è come ”un fascio di elettroni liberi” nel Sahel, e sta cercando una direzione. In fondo, ha gli stessi obiettivi di AQMI. E AQMI si è arricchito grazie ai sequestri: “la Spagna ha pagato 8 a 9 milioni di euro per ottenere la liberazione degli ostaggi; il Canada pagato qualche milione di euro, l’Austria ha pagato tra i 2 e 3,5 milioni di euro per il rilascio di due austriaci; l’Italia ha pagato 3 milioni di euro per liberare i suoi cittadini; nel 2002/2003, la Germania pagò 5 milioni di euro per la liberazione degli ostaggi europei, la Svizzera è stata anche generosa con i rapitori”, sostiene Daniel.

Paesi come la Gran Bretagna non è pagano mai riscatti. Questa è la linea da difender (peccato che poi tentino dei blitz infelici, come nel caso Lamolinara, nda). Attualmente, per il rilascio degli ostaggi europei, l’Europa è disposti a mettere circa 200 milioni di euro sul tavolo. E’ una somma enorme che consentirà a AQMI di reclutare uomini, comprare armi, compiere attacchi.

Secondo Daniel, il MNLA non sarà in grado di controllare la zona, né Ansar Edine, il cui scopo è solo quello di organizzare distribuzioni di cibo per le popolazioni indigene e ridistribuire le proprietà. Solo AQMI ha le risorse per proseguire la secessione e resistere ad eventuali azioni repressive (è di ieri la notizia che Ecowas manderà un contingente nel Mali per ripristinare lo status quo precedente all’insurrezione Tuareg).

Il leader del islamista di Ansar Dine, Iyad Ag Ghaly, è molto conosciuto in Algeria. Nel 1990, poi nel 2006 divenne capo della ribellione tuareg nel nord del Mali. Ma se era sempre il primo a fare la guerra, era sempre il primo a fare la pace. Il 10 Aprile 2012, Iyad Ag Ghaly, chi era contro la secessione del Mali, ha preso contatti con il Consiglio superiore islamico del Mali e chiese di raccogliere i soldati dell’esercito del Mali arrestati durante i combattimenti. Iyad Ag Ghaly sarà fondamentale nei futuri negoziati. Si comincerà sulla linea mediana tra AQIM e il ribelle MNLA, se è “l’opzione della pace” che sarà finalmente scelta dal governo del Mali.

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