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Africa-Mali: la vita e le iniziative continuano - PROGETTO DONNE E PIANTE

Non a caso le donne africane sono coloro che portano avanti l'economia del paese........... 

Nonostante tutto quello che sta succedendo, a Bamako, nel mese di agosto si è tenuto un workshop di un progetto sull’autonomia economica e potenziamento delle donne attraverso la promozione delle conoscenze locali sulle piante. L’iniziativa ”Donne e Piante” di luglio 2012, sviluppata grazie al patrocinio ed alla collaborazione del Distretto di Bamako con la regione di Ségou, ha dato seguito ad un incontro avvenuto nella Sala Conferenze dell’INRSP che ha visto la partecipazione di  molte donne erboriste di Bamako e di Ségou, dei rappresentanti delle federazioni regionali e locali di terapeuti ed erboristi tradizionali, dell’Ordine dei Farmacisti e delle Ostetriche, dell’APEJ. Alla cerimonia presieduta dal Prof. Drissa Diallo, Capo del Dipartimento di Medicina Tradizionale, hanno partecipato Mohamed Fall, Presidente della Federazione Maliana dei Terapeuti Tradizionali e Erboristi (FEMATH), Sekou Traore, rappresentante della Direzione Nazionale per la Promozione della Donna, Oumou Dembélé, rappresentante del Ministero del Lavoro e la Prof. Rokia Sanogo, Presidente di Aidemet Ong. Il Progetto, realizzato in collaborazione con la FEMATH ha potuto svilupparsi grazie a un finanziamento di 39,34 milioni di F CFA (circa 60 mila euro) della Cooperazione Italiana, attraverso l’UNOPS. Lo scopo di questo workshop era quello di capitalizzare e diffondere i risultati dell’iniziativa, per preparare al meglio le prossime fasi delle attività di supporto alle erboriste. Le principali attività di un anno di Progetto riguardano l’apertura di 20 chioschi per la distribuzione, la formazione delle donne sulle tecniche di raccolta, lo stoccaggio e la lavorazione delle piante medicinali e la contabilità/gestione finanziaria semplificata su un sistema di fondo autogestito basato sul microcredito

Tradizionalmente, nel tempo, le piante medicinali in Mali hanno sempre avuto un valore d'uso, ma certamente non hanno mai avuto un valore di scambio. Anche l'attività di terapeuta tradizionale non era una professione, ma un obbligo e un dovere sociale. Il pagamento delle cure era spesso simbolico ed era fatto dopo la guarigione, in natura e secondo le possibilità e il grado di soddisfazione del paziente. Spesso le cure erano completamente gratuite per le persone dello stesso villaggio del terapeuta. E’ancora oggi sostanzialmente cosi’ in ambiente rurale. Ognuno ha accesso alle risorse naturali e nessuno paga per le piante medicinali. Possibili difficoltà di accesso sono legate alla rarefazione delle specie medicinali a causa dei cambiamenti climatici, della pressione delle colture e delle abitazioni, della produzione di carbone e di legna da ardere sugli spazi in condizioni di naturalità, ma anche per le raccolte distruttive effettuate da collettori non professionisti. Anche questo è un modo di sostenere le donne nei loro sforzi individuali e collettivi, per migliorare le loro condizioni di lavoro e di reddito, pur mantenendo l'accessibilità economica delle popolazioni urbane alle piante medicinali. Le sfide che abbiamo davanti sono l'uso sostenibile delle piante medicinali e la trasmissione delle conoscenze alle giovani generazioni sono una sfida ad alto contenuto culturale.

estratto, tradotto ed adattato da : Sanogo R., Giani S.,Augmentation des revenus et empowerment des femmes par la valorisation des savoirs locaux sur les plantes. Le cas des femmes herboristes du District de Bamako au Mali, Universitas Forum, Vol. 1, N° 3, février 2012.

 

Aid to Development of Traditional Medicine

Non-Governmental No-Profit Organization

BP 9279 Bamako – Mali

Telephone: 00223.20232903 – Mobile: 76131273 ; 66756534

E-mail : aidemet@afribonemali.net ;

Site web: www.aidemet.org

Africa-Mali: Precipita la situazione in Mali. Verso un intervento armato della Cedao e/o franco-statunitense?

I tuareg dell'Azawad «Non abbiamo niente a che vedere con Al Qaeda e Ançar-dine»...................

extract to greenreport (13 04 2012)

 

L'Alto commissario dell'Onu per i diritti umani, Navi Pillay, ha detto di essere molto preoccupata per le notizie di gravi violazioni dei diritti umani che vengono dal Mali. «I rapporti che provengono dal nord del Paese parlano di civili uccisi, derubati, violentati e forzati a fuggire. A questo stadio, è difficile essere sicuri dell'ampiezza delle violazioni dei diritti dell'uomo, ma oltre alle violenze sugli individui, diversi gruppi ribelli sono stati accusati di saccheggio di beni privati e pubblici, compreso contro degli ospedali e dei centri sanitari.

 

Più l'instabilità dura, più la situazione dei diritti umani rischia di deteriorarsi. Le informazioni ricevute riferiscono anche di tensioni accresciute tra i diversi gruppi etnici, aumentando così il rischio di violenza settaria. Inoltre sembra che le donne non violentate siano state fatte segno di minacce e di intimidazione e che dei non-musulmani nella parte nord del Paese siano stati deliberatamente preso di mira ed uccisi da gruppi religiosi estremisti».

Ma non è solo il nord del Paese "liberato" dai tuareg e dove spadroneggiano i tagliagole vicini ad Al Quaeda a preoccupare: la Pillay ha rivelato casi di violazioni dei diritti umani nella capitale Bamako in seguito al colpo di Stato militare».

Il Mali non esiste praticamente più: l'Azawad tuareg si è dichiarato indipendente, ciò che resta è un Paese di profughi interni e che hanno valicato anche le frontiere dei Paesi vicini, a farla da padrone sono la siccità, la fame e la guerra.

Nel disastrato Mali non è riuscito nemmeno il golpe dell'esercito è riuscito ed ora si cerca una via di uscita che potrebbe essere una nuova guerra. Come spiega la Pillay, «L'urgenza della situazione in Mali aggrava una crisi umanitaria estremamente preoccupante che colpisce già l'insieme della regione del Sahel ed il Paese potrebbe presto sprofondare in una crisi alimentare devastante e conoscere altre penurie, soprattutto in materia di approvvigionamento medico, se le insurrezioni e l'insicurezza persistono». Oxfam France parla di 16 milioni di persone gravemente minacciate dalla crisi alimentare nel Sahel e almeno 200.000 maliani si sono rifugiati n ei poveri Paesi vicini ed hanno urgente bisogno di acqua, cibo e riparo

Ieri ad Abidjan si sono riuniti i ministri degli esteri della Commission économique des Etats de l'Afrique de l'Ouest (Cedeao) per capire come intervenire nel nord del Mali caduto nelle mani dei ribelli tuareg e di gruppi islamici armati. La Cedeao minaccia un intervento armato «Per ristabilire l'integrità territoriale del Mali» che, vista la situazione di grave crisi di tutto il Sahel, sembra abbastanza improbabile.

L'eventuale intervento militare di una forza africana-occidentale era stata minacciata anche nel 2011 per sloggiare dal potere l'ex presidente della Costa d'Avorio Laurent Gbagbo, ma non se ne fece di nulla e arrivarono i francesi, con la foglia di fico dell'Onu, a rimettere le cose al posto che volevano loro. La stessa cosa potrebbe accadere in Mali e nell'Azawd "indipendente", visto che tutti sanno che in Mali ci sono già "consiglieri" militari francesi e statunitensi che probabilmente metteranno riparo ad un disastro che è figlio del loro intervento in Libia per defenestrare Gheddafi, facendo così tornare in patria, carichi di armi, i miliziani tuareg che lo servivano.

Abdoul Karim Ag Matafa, presidente del Consiglio rivoluzionario del Mouvement national pour la libération de l'Azawad (Mnla) assicura: «Siamo pronti ad affrontare le forze della Cedao... Non si tratta sul tornare indietro sulla dichiarazione di indipendenza dell''Azawad». E il comandante Aïssa Ag Akli-Chef, responsabile dell'area di Achebrache sottolinea: «Il Mali conta 25 000 soldati che non ci fanno paura. Abbiamo conquistato le tre importanti città del nord. Quindi, nessuno ci fa paura, nemmeno l'esercito della Cedao. La nostra decisione è presa, non faremo marcia indietro. Abbiamo già proposto delle alternative all'inizio delle vecchie ribellioni ma nessuna di loro è stata concretizzata. Oggi è la guerra che ha tagliato il nodo della questione territoriale».

Sarà anche per questo che invece di parlare dei ribelli del (Mnla) che hanno proclamato l'indipendenza, si preferisce puntare sulla minaccia di Al Qaeda, anche perché i francesi sono convinti che nessuno come i tuareg sia in grado di dare la caccia ad Al Qaeda del Maghreb islamico (Aqmi).

Il Mnla evidenzia il suo disaccordo con i gruppi integralisti (e non indipendentisti) legati a Ançar-dine e all'Aqmi, ma sul terreno non sembra ci siano scontri. Qualcuno dice cj he il nord del Mali è stato diviso con un tacito accordo tra il Mnlas e un'alleanza che comprende Aqmi, Ançar-dine, Mujao e membri della sanguinaria setta nigeriana di Boko Aram. Il Mnla dice di avere il pieno controllo dell'Azawad, ma a quanto pare le città più grandi, Timbouctou, Gao e Kidal, sarebbero occupate anche dall'alleanza Ançar-dine/Aqmi che ha imposto la Sharia e il velo islamico a tutte le donne.

Timbouctou è controllata dalle milizie katibas dell'Aqmi e di Iad Ag Ali, mentre il Mnla occupa posizioni periferiche. A Gao i tuareg indipendentisti occupanogli edifici governativi, mentre Ansar Dine e Aqmi controllano le strade e la dogana. Gli uomini di Iyad Ag Ali sarebbero addirittura meglio armati dei ribelli del Mnla. A Kidal i gruppi coabitano però la città sembra essere diventata la retrovia di Ançar-dine, inoltre il suo leader, Yad ag Ali, al quale non interessa per niente l'indipendenza dei tuareg, sta trattando direttamente con il potente Alto consiglio islamico del Mali la liberazione dei prigionieri nelle sue mani.

I tuareg non ci stanno a farsi mettere sotto dagli islamisti e dalle altre «Organizzazioni mafiose» e in un comunicato dicono che «Nello spirito degli Azawadis, la Comunità sarà quella di uno Stato libero e ugualitario o non lo sarà» e confermano che «Il popolo dell'Azawad, respinge in blocco l'unione sotto la repubblica maliana», ma soprattutto smentiscono che Gao e Timbouctou siano nelle mani di Ançar-dine e dell'Aqmi: «Queste organizzazioni si danno ad una campagna mediatica, attraverso alcune agenzie di stampa e comunicazioni. Questo si traduce, per delle affinità a lungo tempo non svelate che un giorno saranno chiare, nel trasformare il sogno degli Azawadis in un incubo inedito. Questo gioco si svolge tre dei vecchi protagonisti ed alleati dell'arena politica. Secondo il Mnla le prove di queste complicità sarebbero le immagini girate da Aljazera del rapimento del console algerino a Gao e la ritirata senza nemmeno sparare un colpo dell'esercito da Gao e Tinbouctou. «L'Organizzazione Ançar-dine ed i suoi alleati profittano di questa occasione per presentarsi di fronte al mondo, attraverso i media».

Ma il Mnla ammette di aver perso il completo controllo di Timbouctou, dove è nato un Front National de Libération de l'Azawad che si proclama erede delle ribellioni degli anni '90, ma ha abbandonato la "I" islamica dell'antica sigla Fiaaa (Front Islamique Arabe de l'Azawad),«Perchè il concetto islamico è meno seducente e commerciabile - dicono al Mnla - Questo movimento dichiara di "avere da difendere i nostri interessi, il ritorno alla pace ed all'attività economica"».

Secondo i tuareg indipendentisti Ançar-dine è divisa in due fazioni quella di Iyad Ag Ghaly e di Cherif Ousmane Haidara e «A Timbouctou il concetto di Sharia non trova adepti da nessuna parte. In Mali, Ançar-dine presieduta dallo Cherif Ousmane Haidara, respinge in blocco gli ideali proposti da Ançar-dine di Iyad Ag Ghali, e le popolazioni locali non si fidano di lui».

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