Tessuti: evoluzione delle tinte naturali

Basilan, Gala e Bogolan: Teli tipici, in cotone o lana, tessuti in lunghe strisce cucite fra loro a mano e tinti con terre e pigmenti naturali, in base ad antichissime tecniche, che testimoniano l'abilità ed il gusto artistico delle diverse etnie.

 

INTRODUZIONE

La nudità viene spesso legata alla miseria, ed essendo l’Africa un continente generalmente povero sotto il profilo economico, l'immagine più comune che ci sovviene, quando si pensa alle popolazioni che vi abitano, avvalora l’idea di una terra abitata da uomini prevalentemente svestiti che vivono in abitazioni semplici costruite con l’ausilio di materiali naturali. “Terra dei popoli nudi che abitano capanne". Contrariamente a quello che si può pensare invece, l’abito (soprattutto per le donne) riveste un significato di alto valore nella cultura Africana. Basterebbe osservare gli accostamenti dati dai teli colorati, adagiati con leggiadria sul corpo di una donna di etnia Bambara, qualunque sia la sua età, per constatare l’elegante portamento e l’esaltazione di un’innata femminilità. Stoffe e tessuti utilizzati come abiti africani possono mostrarsi sotto differenti aspetti. Molteplici sono le fogge utilizzate, che vanno dal semplice telo legato in vita come fosse un pareo ai grandi bubu (tuniche) con ricami o inserti in rilievo, tipici delle regioni islamizzate.

Inoltre, anche se semplici, le case sono spesso adornate da simboli che vengono anche riversati su tessuti utilizzati come stuoie, tappeti, coperte, pareti divisorie e quant’altro, all’interno degli alloggi stessi.

La bellezza di questi “teli”, data prevalentemente dall’accostamento cromatico e/o dalla simbologia in essi contenuta non dipende dalla grandezza. Anche piccole pezze di tessuto possono racchiudere tesori. Insomma, sembrerebbe che nelle stoffe, da sempre i popoli africani tendano ad esaltare gran parte della loro creatività, del loro genio e della loro abilità artistica. Va aggiunto che, mentre la globalizzazione dei mercati porta, nelle zone più urbanizzate del continente nero, una presenza sempre più massiccia di stoffe e tessuti fabbricati fuori dall'Africa, il panorama rurale, di contro, è incline a preservare tecniche tradizionali che sopravvivono ed a volte tendono a prosperare. (Vedere N’DOMO). È innegabile che tra i motivi di questo rifiorire di tradizioni c'è anche il contributo di un turismo, sempre più alla ricerca di souvenir di qualità ed originali.

 

STORIA

Il lavoro di tessitura, che nasce in Africa, deve la sua naturale evoluzione alle primordiali tecniche di intreccio di sottili corde, assemblate tramite la lavorazione di fibre vegetali. Rudimentali arcolai, hanno integrato e sostituito gradualmente il lavoro manuale, perfezionando l’opera proveniente dalla filatura di fibre vegetali (cotone) prima ed animali (lana) in seguito.

Con l’esigenza di apportare decorazioni simboliche sui tessuti, si è potuto sviluppare una tecnica, tuttora utilizzata per tingere le stoffe. Questa lavorazione ha origini ereditate da alcune etnie come i Dogon e i Bambara del Mali, i Bobo ed i Senufo del Mali e del Burkina Faso, i Malinké del Mali, della Costa d’Avorio e del Senegal.

 

PROCEDURE DI LAVORAZIONE 

La fase di preparazione, che avviene dopo la cardatura del materiale usato è generalmente ad appannaggio della donna. È la donna stessa che trasforma le “nuvole” di prodotto in filato di cotone e lana, utilizzando un fuso semplice ma funzionale: un piccolo bastone a volte appoggiato e reso stabile da un basamento in terracotta. La fase successiva è la creazione del tessuto vero e proprio, con tecniche d’intreccio provenienti dalla lavorazione eseguita tramite l’utilizzo di uno strumento meccanico. È un’occupazione svolta prevalentemente dagli uomini. Trama ed ordito vengono realizzati con l’ausilio di telai orizzontali in legno, azionati a cinghia o a pedale. Il Telaio, presso le popolazioni, non è solo considerato uno strumento ma un’espressione di creazione della vita stessa. Nei suoi movimenti, vengono ravvisati i movimenti rotatori ed elicoidali dell’universo stesso, ai quali si aggiungono e si amalgamano il “vai e vieni” della navetta o gli intrecci dati dallatrama e dall’ordito, visti come le movenze dell’uomo, che è parte integrante del cosmo. Le due situazioni vengono legate dal tessuto che funge da nesso tra cielo e terra, divino e mortale, umano e animale e fra gli uomini stessi.

Il tessuto indica la forza. Non quella del singolo ma la forza della comunità. I fili, presi separatamente, non hanno alcuna forza ma, uniti ed intrecciati, diventano il simbolo di una realtà che esiste solo come relazione e unione.

Il tessuto indica il linguaggio nei rapporti umani perché i suoi fili si intrecciano come gli elementi che costituiscono il linguaggio” e tessono rapporti.

 

Il risultato del lavoro su telaio produce strisce di stoffa più o meno consistente, lunga e stretta, mediamente 20 centimetri, che saranno successivamente cucite insieme. Il tessuto può essere confezionato con uno o più fili di diverso colore, oppure la stoffa grezza può essere lavorata con varie tecniche tradizionali. Le stoffe quindi non riproducono un disegno contenuto nella trama. La pezza viene colorata successivamente con diversi procedimenti: tinte naturali, stampigliature, tecniche ad ossidazione e di corrosione.E' davvero interessante analizzare brevemente le metodologie utilizzate per tingere i tessuti secondo lo stile e il gusto africano.

 

COLORAZIONE

In Africa Occidentale, per decorare le stoffe, vengono usate alcune tecniche che prevalentemente sfruttano l'azione corrosiva di alcuni elementi naturali.

 

La decorazione eseguita con l’uso di argille viene chiamata “Bogolan” ed è realizzata generalmente dalle donne. La stoffa grezza, ottenuta dalla tessitura ed unita fino a formare il riquadro desiderato, viene dapprima immersa in una tintura vegetale. Il composto è un infuso ottenuto dal succo di radici, erbe o cortecce. Uno dei colori base deriva prevalentemente dalla preparazione ottenuta con un decotto di foglie di “n’galame” (foglie d'albero di anogeissus leiocarpus) che producono un uniforme color ocra intenso. Altre colorazioni vengono eseguite con diversi preparati vegetali che danno alla stoffa tonalità che vanno dal giallo al rosso al marrone. Dopo un periodo d’ammollo, la pezza viene tesa e fatta asciugare al sole per poterla successivamente lavorare. Si ottiene così il “Basilan”.

 

Un’altra tecnica per la colorazione del tessuto di base, con pigmentazioni derivate da piante, produce una tonalità più fredda. Con questo procedimento si ottiene una base cromatica verdastra che al contatto con l’ossigeno, in fase d’esiccazione, si trasforma in differenti tonalità che vanno dall’azzurro al blu scuro, tipico del paese Dogon.

La differenza cromatica più scura si ottiene dunque esponendo il tessuto trattato per maggior tempo al sole, fino a tre settimane. Con questo procedimento si ottiene il “Gala”

 

Sui riquadri così preparati, una volta asciutti, si esegue un tracciato utile a formare il motivo desiderato. Inizia così la vera creazione del “Bogolan”. Con l’utilizzo di fanghi pigmentati, un limo sottilissimo raccolto nei fiumi e steso mediante l’uso di strumenti necessari: tiralinee (kalama), spatole, steli di miglio, penne, pennelli e spazzole, si vanno a coprire le parti di stoffa che si vogliono evidenziare. Il tessuto decorato viene quindi fatto fermentare in giare di terracotta, eventualmente con l’aggiunta di materiali ferrosi che aiutano l’ossidazione, rendendo, grazie alla reazione chimica tra il fango e la tintura precedentemente applicata, totalmente indelebili i decori. I motivi artistici realizzati, che si espongono all’asciugatura finale, vengono evidenziati da questa fase d’ossidazione terminale che dona al tessuto la tonalità desiderata. Fatto nuovamente seccare, il drappo verrà successivamente lavato per eliminare l’eccedenza di fango. Apparirà quindi, in tutta la sua bellezza, il colore nero del disegno su fondo di base (Basilan).

 

Tinture ed eventualmente ulteriori sbiancature, ammolli e lavaggi sono procedure che si ripetono più volte su un medesimo pezzo di stoffa per poter raggiungere un ulteriore risultato. Occorrono differenti passaggi, per ottenere un risultato soddisfacente che presenti diverse sfumature di colore.

E' questa la tecnica indicata con il nome di bogolan, cioè "disegnati dal fango".

 

SIMBOLISMO

Il simbolismo raccolto nei motivi è rappresentato in differenti forme geometriche. Linee dritte, spezzettate o a zig-zag e cerchi, che delineano le due interpretazioni della vita. Un’interpretazione di carattere maschile (fatta di elementi lineari, angolari ed acuti) che si interseca ed entra, anche fisicamente, nei caratteri femminili (curvilinei). L'arte tessile africana, potrebbe rivelarsi un aiuto per chi volesse iniziare ad accostarsi alla cultura del continente nero. I modi di vivere, propri delle diverse popolazioni, vengono espressi nel simbolismo che si ripete sugli sfondi intessuti. I teli sono assimilabili a delle illustrazioni raffiguranti sensazioni, attimi di vita e quant’altro. Le mani sapienti degli artigiani, ci permettono di cogliere, grazie alla lettura dei disegni elaborati sulle trame, il riflesso interiore, l’anima propria di un popolo.

Quindi una vasta serie di simboli caratterizza ogni Basilan, Gala o Bogolan ed ogni simbolo trasmette un principio comportamentale derivato dalla cultura etnica. Nella tradizione, i simboli da disegnare sul tessuto sono stabiliti dalle donne anziane, generalmente con più di sessant’anni, in quanto ritenute il centro della saggezza della comunità.

 

Alcuni dei simboli e dei significati più ricorrenti sono i seguenti:

 

v  Linea a zig-zag

Simboleggia il cammino di colui che è gravato da debiti. Il messaggio è pertanto l’esortazione a non prendere vie cattive nella vita 

  

v  Due Linee parallele

Nella vita non seguire due strade maestre allo stesso tempo 

 

v  Cerchio

Il cerchio rappresenta in generale un recipiente. In particolare il granaio, ossia il luogo in cui si conserva ciò che è più prezioso per la comunità. È la cosa più importante per un essere umano, tra i Bambarà è la speranza. Il cerchio invita quindi a prendersi cura al meglio di se stessi e della propria speranza 

 

v  La croce

è il simbolo dell’incrocio, il luogo più importante per i Bambara in quanto luogo di incontro tra persone. La croce esorta quindi a mettersi al servizio degli altri. Un essere umano dev’essere come un incrocio nel quale lasciare transitare le altre persone 

 

v  Linea retta

Nella vita scegli una strada maestra e seguirla 

 

v  Impronta

Questo simbolo rappresenta l’orma del dromedario e quindi, per i Bambara, evoca tradizionalmente il “viaggio senza ritorno”, cioè il viaggio senza ritorno degli schiavi rapiti dalle etnie del deserto. Il suo messaggio era quindi quello di rimanere sempre attenti, nella vita, di non fare un viaggio senza ritorno

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