Letteratura Orale

La letteratura orale è stata e rimane il punto di forza di tutta la vita letteraria del mondo africano. Attraverso essa, migliaia di generazioni hanno potuto accedere alle storie delle proprie comunità, del proprio paese e della nazione. Essa permette di ricollegarsi in ogni momento alla propria radice, alla propria origine e alle tradizioni sociali, spirituali e di costume, le quali sono necessarie da conoscere per fare tesoro delle altre tradizioni di altri rimanendo originali e relazionali.. Ma non possiamo ora scindere la oralità dalla scrittura. Allora, diciamo che in Africa, esiste la letteratura anche la se  è vero che in molte situazioni la letteratura africana è stata espressa nelle lingue dei paesi colonizzatori come il francese, l’inglese, il portoghese e l’ africaans, è altrettanto accertato che parecchi sono stati prodotti materiali di letteratura sono stati prodotti in lingue autoctone: Ewe, lo Swahili, il Lingala, il Fon, l’haussa. Spesso questi preziosi materiali vengono classificati come frammenti di tradizione orale. Non ci dobbiamo dimenticare pero’ che tutta la letteratura africana nasce dalla tradizione orale tramandata da padri/madri a figli/ie. Questa forma di letteratura è sostanzialmente legata all’antropologia africana del vissuto concreto della gente. La si ritrova nei racconti didascalici che hanno spesso come protagonista il regno animale, ma anche nei proverbi, nei detti, negli annedotti, nelle favole e nelle fiabe. La letteratura orale africana è molto ricca di immagini ma anche di insegnamento. A torto viene considerata dai “feticisti” della scrittura una letteratura povera, perché colorita, fluida, libera e sentimentale. Con il tempo e giustamente occorre rivedere l’approccio che si ha nei confronti di questa forma letteraria che a mio parere e non solo mio credo va rivalutata. Un modo di superare dei pregiudizi e preconcetti verso quest’Africa umile, ma autentica e vera che sa ancora entrare nel cuore e nella profondità della vita delle cose e della natura stessa ed ogni cosa sa dare il nome e lo spazio. Quest’Africa ha fondato da sempre la sua filosofia e la sua letteratura sulla oralità come creatrice di Parola e Gesti.

Scrive Léopold Sédar Senghor: “J’écris en français, mais je pense en negro-africain”: scrivo in francese, ma penso in negro-africano. Dalla oralità alla scrittura: un cammino di lotta per l’affermazione di una peculiarità e per la liberazione delle coscienze sottomesse.

In principio era la tradizione orale e la narrazione. In principio fu la parola narrata, cantata, raccontata (canti, evocazioni e invocazioni) e danzata (il ballo e la danza). In principio ci fu la parola e solo la parola. Via via la parola si fece memoria tramandata, prima dai “griots”, profeti della memoria storica e in seguito dai viaggiatori ambulanti. La parola divenne l’elemento primo, anzi l’arché, il principio dei principi come lo erano la terra, il fuoco, l’aria e il fuoco per i greci presocratici. Dalla parola nacquero gli stessi narratori. Da essa impararono ad usare gesti e simboli per arricchire ogni loro racconto nei minimi particolari. La madre parola insegnò loro a non dar niente per scontato e nulla per definitivo, di definitivo esiste solo la storia ricca di eventi, di avvenimenti, di personaggi, di retroscena, di ieri (ieri vicino) e carico di futuro. La maestra di saggezza non è un nome, un volto, una qualità, una competenza, una qualifica professionale, ma piuttosto la storia nei suoi intrighi, nelle sue vicissitudini, nelle sue fatiche e nelle sue gioie. La storia vissuta concretamente è il perno attorno al quale si costruisce la letteratura africana.. essa è sempre presente in ogni racconto. Può essere la storia vissuta in Sudafrica, la rivolta di soweto nel 1976 ad esempio, la storia delle lotte per l’indipendenza avvenute per tanti paesi africani negli anni 60. Qui ricordo che le nazioni africane erano state colonizzate dalla Francia, dal Portogallo (Capo Verde, Mozambico, Angola, Guinea Bissau), dalla Spagna (il sahara occidentale del famoso Fronte polisario- non ancora autodeterminato), dall’Inghilterra che deteneva la maggiore parte delle colonie e dalla Germania (il Togo, il Camerun, la Namibia, Zanzibar-Tanganyka). In tutto questo, deve essere considerato diversamente il Sudafrica di Nelson Mandela, che non solo era una colonia, ma un insediamento popolato da abitanti di varia provenienza.

Quando si parla della letteratura africana, bisogna tenere necessariamente conto di alcune realtà e fare una attenta analisi delle situazioni senza mai trascurare le forme di linguaggio in cui si sviluppa l’esperienza letteraria nel continente nero.

Esistono: la letteratura orale e la letteratura scritta (io parlo ben volentieri dell’incontro tra due biblioteche (scritta e orale). Se da una parte la letteratura orale trova le figure degli anziani saggi e i “griots” i fieri maestri e dall’altra parte la letteratura scritta, la più recente, ricalca dellee esperienze dell’oltreoceano (Europa occidentale e l’America del Nord). La letteratura scritta è frutto di contatto tra i figli le migranti del continente con altri mondi soprattutto a partire dagli anni ’20, cioè dopo la prima grande guerra. La letteratura africana scritta trova il suo apogeo nel 1934 quando nacque il movimento di pensiero denominato “la Negritude”per ora degli scrittori Léopold Sédar Senghor del Sénegal, Aimé Césaire della Martinica [1] e Léon Gontran Damas delle Antille francesi. La nascita del Movimento a cui aderiranno vari altri personaggi illustri, quali Jean-Paul Sarte e Albert Camus fu preceduto dal “L’étudiant noir”e “présence africaine”.Nascono i primi racconti scritti. Ne cito solo alcuni. “Le cahier du retour au pays natal” di Aimé Césaire, « L’enfant noir » di Camara Laye, « l’étudiant noir » di Aké Loba, « le vieux nègre et la médaille » di Ferdinand Oyono, « il crollo » di Chinua Achebe. Non sono semplicemente dei romanzi evocativi di eventi e storie , ma sono degli scritti che tendono alla valorizzazione del patrimonio umano, culturale, spirituale e artistico della propria terra di provenienza. Si cerca di tener viva la memoria per quanto riguarda dei valori e degli ideali. Questi libri all’apparenza romaneschi diventeranno qualche anno più tardi delle vere e proprie opere letterarie, le uniche che daranno voce al grido e alla speranza di un itero continente. Alcune di esse diventano dei films. Pensiamo a “la médaille “, a “la noire de..” a “le mandat” di Sambène Ousmane. Nello stesso periodo nascono delle opere poetiche del grande Léopold Sédar Senghor cresciuto nella realtà francese sceglie il francese come lingua di espressione e la mette a servizio del popolo e della civilizzazione africana. Ricordo che è uno dei fondatori della “Négritude”. Nei suoi versi poetici egli ha saputo esprimere l’animo africano presente nei momenti di dolore, della morte, della festa e nei sogni infranti, nelle speranze e nelle nostalgie. Senghor con i suoi scritti divenne uno dei protagonisti morali, civili e politici del continente africano, dove fu presidente della Repubblica del Senegal per ben venti anni prima di essere nominato membro dell’ “Académie francaise”. Si è trasferito in Francia dove muore nel dicembre del 2001 all’età di 95 anni. Se ne è andato lasciando nella memoria dei viventi non solo ricordo, ma gesti e soprattutto i suoi sogni e i suoi impegni ben presenti oggi più che mai nelle sue opere. Le opere maggiori sono “les chants d’ombre”, “les Ethiopiques”, “l’anthologie de la nouvelle poésie nègre et malgache » pubblicato nel 1948 : costituisce l’atto della nascita della Negritudine, riabilitazione dell’uomo nero nella sua dignità. Scrivere in questo momento è fare sentire la propria voce e svelare una cultura che la colonizzazione tende a sminuire, addirittura a cancellare. Il francese che è diventata improvvisamente la lingua ufficiale dell’amministrazione pubblica, della scuola, dell’informazione e del commercio, diventa la lingua d’espressione letteraria accanto alle altre forme di linguaggio [2].

Susseguiranno nel tempo altri scrittori di lingue importate come l’inglese, il francese, il portoghese, come Potremmo ricordare qui molti libri di quelli anni, ad. Esempio, l’enfant noir di Camara Laye (il ragazzo nero) oppure le vieux nègre et la médaille di Ferdinand Oyono, Hamadou Hampaté Ba, Chinua Achebe , Amos Totuola, Bernard Dadié, Wole Soyinka, Labou Tansi, Pedro Miguel, Mongo Béti, francis Bebey, Sambène Ousmane, Anta Diop, Alioun Diop, Cheikh Anta Dio, Cheikh Hamadou Kane, David Dio. A questo gruppo si associano le molte donne scrittrici: Buchi Emecheta, Yolande Mukagasana, Nadine Gordimer, Doris Lessing, Marise Condé,. Esse vengono a gala solo dopo gli anni dell’indipendenza, cioè negli anni a cavallo tra 1960-1970. Bisogna dire che in Italia, poco è stato pubblicato su di loro, senno qualche frammento di articoli. Si cominciava a scrivere brevi racconti di vita da immigrato “sradicato” dalla propria terra col miraggio dell’Europa e di Parigi e di Londra in modo particolare. Raccontare per non smarrirsi, raccontare per sentirsi legati in un vincolo di amore vero con la terra degli antenati, degli anziani che insegnano a raccontare i vissuti sotto il grande baobab, l’albero della comunità, “l’arbre des palabres”.

Per quanto riguarda la letteratura orale, possiamo dire che a differenza di quella scritta, essa è più fluida ed elastica nell’uso dei linguaggi per comunicare dei contenuti legati ai fatti, agli avvenimenti, alle storie dei popoli e dei loro abitanti. Mentre quella orale si sente la seconda è più condizionata per certi aspetti, perché tiene anche più conto del mercato della vendita e della pubblicazione in quanto si rivolge a dei lettori che sono più abituati a determinati gusti e soprattutto a certi schemi di lettura. Qui la scena letteraria si arricchisce della presenza delle scrittrici del continente nero., la primavera africana. Hanno fatto scuola le idee, i pensieri degli scrittori sulla scia della négritude. Ne cito solo alcun nomi: La letteratura orale è gestuale ma è anche verbale, è narrazione e più viene narrata più si arricchisce di nuovi contenuti e si appropria di stili nuovi aprendo le proprie frontiere anche ai personaggi vari (basta pensare ai racconti legati agli imperi dell’Africa precoloniale, ad esempio all’epopea di Sundjata Keita del Mali). In questi racconti, nulla viene trascurato, tralasciato e perfino la natura si antropomorfizza. Essi sono più conosciuti a volte col nome di fiabe e di favole, spesso colorite da fatti e “exploit” fantastici e da scene quasi surreali. Ora questi racconti stanno entrando anche nel mondo cinematografico africano con i nuovi cartoni animati, tipo Kiriku e la strega Karaba che vengono accompagnati da colone sonore di musicisti del continente nero, uno dei maestri in questo Youssou N’dour del Senegal.

Tardivamente prende piede la letteratura del novecento con il contatto degli africani emigrati in Europa per motivo di studio e anche di lavoro. Avevano sentito il bisogno di dire la loro in fatti di cronaca, di presentazione della propria realtà e nell’affermazione della identità africana peculiare rispetto al mondo europeo e alle altre realtà. Gli africani iniziano a scrivere brevi romanzi per fare conoscere le loro condizioni da immigrato e di emigrante. Anche chi era un semplice operaio manovale o scaricatore di porto a Marsiglia si mette a scrivere. Nascono i primi libri di letteratura scritta. Lo stile è simile alla oralità, ma vi subentra la sistematicità.

In quest’epoca (anni 30-50), gli africani presenti sui territori europei (in Francia e in Inghilterra) in modo particolare sentono l’esigenza di lavorare perché avvenga una integrazione forte e duratura e che tenga conto soprattutto e senza finzione delle differenze linguistiche, culturali, sociali e spirituali. Quest’esigenza trovano d’accordo e uniti, africani, africanisti (Jean-Paul Sarte, Albert Camus) e cittadini intellettuali caraibici d’origine africana (Aimé Césaire della Martinica et Léon Gontran Dumas delle Antille). Nasce il movimento culturale e sociale La Négritude e in seguito la collana letteraria la présence africaine. I tre autori-bandiera di questa esperienza sono Léopold Sédar Senghor (Senegal), Aimé Césaire (Martinica e Léon Gantran Dumas. Il cerchio si allargherà fino ad includere vari autori e politici africani. Vi faranno parte scrittori di espressione inglese come Chinua Achebe , Amos Tutuola e Kwame N’krumah (politico ghanese), Sekou Touré (Guinea Conakry), Samara Machel (Mozambico), Agostinho Neto (Guinea Bissau) e tanti scrittori negli anni successivi. Nascono qui vari capolavori di letteratura scrittura che avranno sempre come riferimento la tradizione orale.

Nascerà anche la letteratura africana contestuale, legata alle situazioni di ogni paese, come nel caso del Sudafrica, dell’Algeria, dello Zaire (attuale Congo Democratico) ecc. Tanti scrittori di romanzi diventeranno con l’esperienza poliedrici ( poeti, giornalisti, musicisti..es. Francis Bebey del Camerun o Manu Dibango o Alpha Blondy (di cui maestro è Bob Marley o Mory Kanté.. La letteratura non dimentica l’arte e l’arte africa.. le maschere, le statue di legno, i totem che ben volentieri sono richiamati nelle varie poesi come quelle degli autori della negritudine o di Ken Saro Wiwa (nigeriano). La stessa musica è letteratura danzata e ballata. Il cinema africano prende piede grazie a Thomas Sankara che fonda in Burkina il centro cinematografico africano dove ogni anno si celebra il festival del cinema, il fespaco.

di Jean-Pierre Piessou

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[1] Poeta d’origine africana scrive nel 1939 “le cahier d’un retour au pays natal”. Egli fu un poeta-combattente. I suoi scritti sono cadenzati dal ritmo interiore, che secondo lui appartiene solo al “negro”. Scrive: “Il est beau et bon et légitime essere negro”. Nel 1964 scrisse “la tragédie du roi Christophe” in cui denuncia quelli che per fare uscire il loro popolo dalla miseria e sottosviluppo non sono capaci di proporre un modello alternativo a quello dei loro vecchi maestri.

[2] Qu’il nous berce, le silence rythmé ecoutons son chant, écoutons battre notre sang sombre, écoutons battre le pouls profond de l’Afrique dans la brume des villages perdus (chant d’ombre).

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