Animismo

Col termine animismo, gli antropologi classificano tipologie di religioni o pratiche di culto, dove le qualità divine e soprannaturali sono attribuite a cose, esseri materiali o luoghi. L’animismo non identifica la divinità in un essere trascendente ma attribuisce la proprietà spirituale a realtà materiali. La pratica del culto identifica ed assembla l’aspetto spirituale dell’anima e l’aspetto materiale. Da qui il nome.

La posizione filosofica corrispondente all’animismo viene chiamata “pampsichismo”. Il pampsichismo è un concetto appartenente all’ambito filosofico. Esso ritiene che tutti gli esseri, viventi ed apparentemente non viventi, posseggano capacità psichiche. Hanno inserito concetti pampsichici nelle loro dottrine Talete, Platone, Telesio, Campanella, Giordano Bruno, Patrizi, Leibniz, Maupertuis.

Il termine animismo fu usato per la prima volta nel 1720 in ambito medico, dal chimico e biologo Georg Ernst Stahl per definire una teoria secondo la quale l'anima svolgeva una funzione diretta nel controllo di ogni funzione corporea, in particolare come meccanismo di difesa nei confronti degli agenti patogeni. Si trattava di una teoria scientificamente errata e di minor fortuna, ma simmetrica a livello concettuale alla teoria del flogisto, formulata sempre da Stahl in ambito chimico, che teorizzava la presenza in ogni tipo di materiale di un ineffabile componente (il flogisto) che veniva liberato durante la combustione giustificando gli effetti di quest'ultima.

Il culto animista ed il feticismo hanno tra loro molte connessioni e somiglianze nei rituali ma sono profondamente differenti. L’animismo permette di comunicare attraverso il creato con il Dio supremo ed è una religione dalle implicazioni universali, mentre il feticismo è la pratica che attraverso simboli, simbolismi e rituali magici dà la credenza ai praticanti di possedere i geni e le forze soprannaturali per soddisfare i bisogni immediati della vita. L’animismo è una religione che attribuisce un’anima a tutti i fenomeni naturali, una energia che pervade tutto l’esistente, visibile ed invisibile, causa di ogni fenomeno, della vita e della morte, della stabilità e di ogni cambiamento, intrinseca ad ogni essere vivente, uomo, animale o vegetale, e nella materia sia essa solida, liquida o gassosa. La complessità e la profondità delle idee e dei concetti di questa religione è, per il ricercatore, sorprendente, un vero mondo in cui, come in altre religioni, le forze del male e del bene si scontrano. Queste lotte immani e misteriose si manifestano nella natura e nel mondo materiale sottoforma di simboli che l’animista vuole decifrare.

 

L’animismo in Africa occidentale è la religione autoctona praticata da molto tempo ancor prima che arrivassero Islam e Cristianesimo, considerate religioni dei popoli invasori. Queste religioni sono state in generale accettate dalle popolazioni ma adattate alle loro credenze e sovente snaturate dei loro messaggi originali. Nelle tradizioni dei popoli animisti l’accettazione di una nuova credenza religiosa non si contrappone ai loro princìpi. I portatori di nuove religioni sono sempre accolti con le loro divinità, che vengono in qualche modo inserite nel pantheon delle divinità locali, anzi, in alcune circostanze, quando il confronto di superiorità è per essi evidente, dichiarano senza esitazione che il Dio dei cristiani o dei musulmani è più forte dei loro. Negli affollatissimi mercati africani, sui numerosi banchi di vendita di oggetti delle più variate provenienze religiose, sono in bella mostra: code di serpenti, camaleonti rinsecchiti, mazzi di piume di gallina e quant’altro necessario per il rito feticista, affiancati alle immagini di Papa Woitila, S. Antonio di Padova, croci, Bibbie e Vangeli, Corani di varia foggia, rosari cristiani e musulmani, poster raffiguranti la Kaba e persino immagini induiste giunte da chissà quale parte del modo.

 

L’animista crede in un Dio creatore che mantiene il perfetto ordine delle cose, tutte concatenate tra loro; il suo aspetto non viene mai antropomorfizzato, anzi è pensato tutt’uno con l’intero creato in un’idea che può rappresentare una sorta di panteismo dell’universale. Nel pensiero degli animisti africani, Dio è troppo potente per interessarsi all’uomo, egli è al di sopra delle esigenze minute dei piccoli problemi umani, per questi bastano gli intermediari, e cioè i geni, le forze spiritiche del simbolismo, che vengono esortati con rituali magici.

Un interessantissimo mondo, in cui per alcuni aspetti sono riscontrabili tracce anche nella nostra cultura "popolare", un mondo in cui è possibile, nel corso della esplorazione, scoprire implicanze e parallelismi del nostro sapere antico e nel contempo provare vertiginose impressioni di una filosofia cosmica

La religione animista, sovente legata al culto feticista che troviamo in Africa Occidentale attribuisce un’anima a tutti quei fenomeni naturali che pervadono l’esistente, visibile ed invisibile. Viene vissuta come causa di ogni fenomeno, della vita e della morte, della stabilità e di ogni cambiamento, intrinseca in ogni essere vivente (uomo, animale o vegetale) e nella materia (sia essa solida, liquida o gassosa).

L’animista possiede la ferma convinzione dell’esistenza di questa energia. La sua iniziazione ed il suo percorso religioso consistono nell’acquisizione di una profonda sensibilità nei confronti della natura, nell’osservazione dei fenomeni naturali e degli eventi ciclici (giorni, lunazioni, stagioni). Le influenze sugli accadimenti naturali sono per l’animista possibili letture profonde e significative. Le analisi che esso è in grado di compiere sono frutto di una sensibilità ottenuta con l’abitudine all’esplorazione dei significati che la natura dona alla comprensione dell’uomo.

Anche se riveste caratteristiche arcaiche, l’animismo non può essere semplicemente liquidato con la superficiale definizione di “religione primitiva”. La complessità e la profondità delle idee e dei concetti è sorprendente. Il panorama filosofico è un vero mondo, come in altre religioni, in cui le forze del male e del bene si scontrano. Queste lotte immani e misteriose vengono palesate in natura e si manifestano nel mondo materiale sottoforma di simboli che l’animista tende a decifrare. La consapevolezza che in un seme vi risiede l’intera “anima” della pianta con un disegno preciso, l’esecuzione di un progetto grandioso, il desiderio insito di vivere, germogliare, crescere, fiorire e fruttificare allo scopo di realizzare un suo simile, per essere nella sua essenza eterno, è un esempio emblematico della complessità e dello spessore dell’analisi e della profondità di lettura della natura nell’animismo. Questo “codice” viene acquisito dall’animista non solo nell’attento esame delle manifestazioni naturali ma, anche attraverso l’insegnamento di un anziano, un maestro, col quale, anche dopo la sua morte, continuerà ad avere uno stretto rapporto spirituale; lo invocherà continuamente chiedendogli protezione ed intercessione durante i riti religiosi. Come è stato evidenziato, nel pensiero degli animisti africani Dio è troppo potente per interessarsi all'uomo, poiché egli è al di sopra delle esigenze minute dei piccoli problemi umani. Per questi bisogni bastano gli intermediari, e cioè i geni, le forze spiritiche del simbolismo, che vengono esortati con rituali magici .In una parola : "Il feticismo". Comunemente si dice che le popolazioni nere dell'Africa siano di religione feticista e sono considerati feticci tutti gli oggetti che ricevono un culto qualsiasi. Il termine "féticheur " dei francesi deriva da feticeiro dei portoghesi che per primi diedero questo nome agli idoli dei neri, derivante a sua volta dal latino factitius, da cui l'italiano " fattucchiera". Il feticismo è l'insieme dei rituali magici per mezzo dei quali sono credute possibili complicità ed alleanze con geni e spiriti capaci allo stesso tempo di portare beneficio o nuocere a se stessi o ad altri. Melekey et Sitani ( termine in cui si nota una l'influenza della lingua araba " melik el Šitan " ovvero il rè satana) è considerato il soffio vitale che dona la vita a una cosa inanimata. E' un intermediario tra Dio e gli uomini che viene sovente implorato in quanto simbolo della forza, della potenza è la sorgente della vita. Parallelamente a Melekey et Sitani che agisce a fin di bene, il feticismo è animato da spiriti chiamati " Sitanis", i geni, che agiscono sotto ordine del male. Essi sono sottoposti a Dio ma vivono tra gli uomini, che si servono di loro come veicoli della stregoneria.
Il feticismo costituisce perciò una pratica per ottenere dei soddisfacimenti di bisogni immediati attraverso i geni che si credono viventi nelle manifestazioni naturali. Questi sitanis (geni) sono solitamente evocati per ottenere la guarigione dalle malattie, ma anche per inviare maledizioni. Dopo la guarigione o ottenimento del risultato richiesto, il feticista donerà un grosso pollo per ringraziare le differenti forze che sono intervenute. La gerarchia delle forze naturali è, secondo gli animisti, lo specchio di quelle sovrannaturali. Essi collocano in differenti gradi di potere i geni, in un ventaglio che rispecchia le caratteristiche umane. Vi sono dei geni potentissimi che come gli uomini potenti, hanno un prezzo alto per muovere un loro intervento, ma quando ciò avviene il risultato è assicurato. All'estremo opposto vi sono geni di poco conto i cui poteri sono limitati. Sulla base di queste differenze possiamo osservare modalità di rituali che variano dal sacrificio animale celebrato con intenso sentimento devozionale per un genio considerato importante, alla semplice e superficiale formulazione di protezione. I geni, gli spiriti e le differenti entità soprannaturali sono credute viventi dentro i fenomeni naturali, di cui sono gli artefici, negli alberi, particolarmente quelli dalla forma mostruosa che impressionano più di altri la fantasia, nei termitai, molto frequenti nella brousse (boscaglia), negli animali pericolosi sui quali si raccontano straordinarie leggende. Il culto si esprime sempre attraverso il sacrificio di una vita animale. L'offerta sacrificale viene posta sopra al feticcio, differente a secondo dei casi e dei luoghi. I feticci possono essere: gli scranni degli antenati, le calabasse (zucche vuote), le statuette scolpite nel legno, la terra contenuta in un recipiente, i corsi d'acqua, sulle cui sponde si fanno i sacrifici. Dopo aver pronunciato le richieste, viene recisa la gola dell'animale, solitamente un pollo, viene poi lasciato colare il sangue sopra il simulacro sul quale vengono lasciate cadere le piume che aderiscono al sangue vischioso. Subito dopo l'officiante mangerà la carne dell'animale.

Un ultima e sintetica considerazione sulla religione animista dell'Africa Occidentale: L'animismo è la fede nell'esistenza di un Dio del macrocosmo, un Dio che si occupa dell'intero universo, un essere supremo, perfetto, lontano dagli affanni umani giornalieri, al di sopra delle piccolezze degli uomini, creatore e motore di tutto, il quale non può fare che il bene, dunque non ha bisogno di essere onorato con culto regolare. Il feticismo con i geni, abitatori del microcosmo, sono divinità vicine agli uomini, che vivono in stretto rapporto con loro, che tramite i rituali magici sono chiamati alle soluzioni dei problemi umani.

 

 

 

 

 
 

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