CONOSCIAMO L'AFRICA

Navigando nelle pagine dedicate ai singoli paesi, potrete approfondire le tematiche relative agli usi e costumi, le notizie, gli avvenimenti e quant'altro di utile per poter costruire un ponte virtuale e culturale di conoscenza 

 

Saremo felici di leggere le vostre opinioni e commenti nel nostro libro degli ospiti!

 

Prima di addentrarvi nelle pagine dedicate alle singole culture, sarebbe utile ed interessante dare una lettura a quanto sotto riportato. ciò potrebbe aiutarvi ad approcciare in maniera più sensibile le differenti tradizioni.......

 

Nel linguaggio comune, il mal d'Africa si riferisce alla sensazione di nostalgia di chi ha visitato l'Africa e desidera tornarci. Colpisce di solito tutti quelli che mettono piede in questo continente e manifesta i suoi sintomi appena lo si lascia. E' una malattia senza guarigione, difficile da spiegare a chi non ha vissuto il territorio Africano, ai "non malati".

Occorre innanzitutto precisare che esistono diverse immagini d’Africa.

L’Africa mediterranea, con le sue medine mediorientali, i colori dei mosaici delle sue moschee, i suoi percorsi tortuosi nelle strette vie cittadine, i suoi profumi di spezie che dopo un po’ si adagiano e si fermano sulla pelle.

L’Africa delle coste, dove la grandiosità della natura si manifesta nella maestosità delle onde che spumeggiano lungo le spiagge e la fatica quotidiana dei nativi che puntano la prua delle piroghe verso i cavalloni in una quotidiana sfida con l’oceano. l’Africa delle formazioni coralline e dei colori vivi e sfavillanti che pigmentano la sua fauna ittica.

L’africa storica, che ha lasciato un’importante impronta di se, grazie alla conservazione di particolari siti, nei quali, ancora oggi si possono ammirare edifici monumentali o ci si può addentrare in originali costruzioni. Dove ci si può ancora stupire per la fattezza dei manufatti giunti fino a noi da antiche civiltà.

L’Africa dei deserti, dove regnano spazi sconfinati. Dove la luce abbagliante e calda del sole delinea un tremulo orizzonte che sembra però spingersi fino ai confini del mondo.

L’Africa delle foreste, dove fa da padrona la vegetazione che permea, avvolge quasi a cullare l’uomo nel suo verde abbraccio.

Prevalentemente, l’Africa che genera quell’impulso, l’Africa che contagia è l’Africa delle savane. È li che i ricordi vengono accesi dalle calde tinte dei tramonti. La Savana o meglio sarebbe chiamarla come viene chiamata li, la Brousse, è una terra calda, solcata da intrecci di piste di laterite, in ocra rossastra, che ci si chiede da dove provengano e quale strada andranno a percorrere. Una Brousse punteggiata da cespugli ed acacie, dove, come d’incanto, incontri gli anziani patriarchi, i baobab, che ti fan venir voglia d’abbracciarli. È li che possiamo trovare una luce particolarmente intensa, il cielo azzurrissimo più vicino alla terra di quanto non sia in altre latitudini. La notte poi è sublime, i cieli stellati sono esaltati dalla limpidità data dall’assenza di inquinamento atmosferico e luminoso. Le stelle sono vivissime e anche la Via Lattea (che in Africa è anche chiamata la grande schiena della notte) appare subito in tutta la sua gloria anche all'osservatore più distratto.

Usi comportamentali

Nell’Africa subsahariana, soprattutto nelle zone rurali, ogni uomo deve avere una sua giusta collocazione nell’universo. Nei villaggi, la vita in comunità non contempla situazioni individuali quanto meno la solitudine. Uomini e donne non possono concepirsi gli uni senza gli altri, esistono in quanto amano, interagiscono, partecipano, condividono. Questa concezione si affievolisce con l’avvicinarsi alle modernità delle grosse città, che sono permeate da fattori che hanno radici ben lontane dalla mentalità originaria del continente.

I villaggi sono composti da “concessioni”, nucleo abitativo di una famiglia allargata. Una serie di costruzioni che ruotano attorno ad una corte. Il patrimonio culturale ed economico della famiglia è gestito da un indiscusso capofamiglia, detentore della memoria e giudice delle dispute famigliari. Alla morte, potrà succedergli solo il più anziano della casa, il fratello minore in vita o il figlio maggiore.

In questa concezione d’esistenza, la parola “anziano” ha un’eccezione importantissima. La persona anziana non è concepita come un inutile vecchio, ma è considerata detentrice della memoria e quindi della saggezza. Una biblioteca vivente.

Quando si forma un gruppo di persone per strada, si potrà notare che, mano a mano che queste raggiungono il gruppo, le ultime, quelle di rango inferiore e comunque le persone più giovani, tacitamente si scostano o si alzano dallo sgabello e lasciano il posto ai nuovi venuti di rango superiore, generalmente i più anziani. Questa serie di “danza delle sedute” si svolge con la massima naturalezza, senza che alcuno trovi da eccepire. Ognuno quindi sa quale posto occupare nella società, sia che si tratti di un semplice raduno serale che nella vita stessa.

Un’altro fattore importante che mette in evidenza il rango sociale, è la cerimonia del the. Preparato di norma dal più alto in rango, viene servito in tre volte, in tre bicchieri differenti. Il primo amaro, il secondo moderatamente zuccherato ed il terzo molto dolce. Alcuni riceveranno la bevanda solo quando altri avranno terminato di gustarla e questo determina lo stato sociale all’interno di un gruppo o di una famiglia. Il primo a degustare è sicuramente il capofamiglia, segue l’ospite al pari dei fratelli, dal più anziano al più giovane, poi la prima moglie, le altre mogli, i figli e così via.

Soffermandoci poi sulla solidarietà, che quì non è una parola al vento, ma una prassi in funzione della quale i più poveri riescono a sopravvivere, si potrebbe aggiungere che il sistema in uso in questi paesi serva da vero collante sociale.

Qualsiasi compenso in denaro che entra nella concessione, viene posato letteralmente nelle mani della madre, la quale preleverà la giusta quota che serva al sostentamento del nucleo famigliare e consegnerà il restante al capofamiglia che gestirà a sua discrezione. Tutto deve rientrare in famiglia. Con la difficoltà di reperire lavoro, questo metodo, permette a tre o quattro persone di mantenere una trentina di persone, che partono dai famigliari più stretti fino ad allargarsi ad una rete più ampia che può comprendere gli allievi di una scuola coranica, gli inservienti che si accontentano di un po’ di cibo in cambio dei loro servigi, i mendicanti a cui si concede un riparo in cambio di qualche piccolo lavoro.

Anche se nell’Africa subsahariana coesistono differenti religioni, con una forte prevalenza islamica, un fondamento “Animista” insiste in maniera più o meno radicato sul territorio. Alla base di questa credenza, coesistono riti improntati alla ricerca della forza vitale, presente in tutti gli esseri viventi. Queste cerimonie tendono a catturare le energie del cosmo per poter garantire migliori condizioni di vita al gruppo. Il credo in un essere superiore, a divinità secondarie, agli spiriti degli antenati ed ai geni, permea la vita dalla nascita alla morte. Le preghiere ed i riti animisti esistono con lo scopo di assicurarsi i benefici legati ai singoli momenti di vita (matrimoni, filiazioni, raccolti....etc). Non esiste una nozione del peccato assimilabile a quella occidentale, ma si parla di trasgressione di divieti. Le disgrazie (fame, malattie, siccità) sono viste come conseguenze di gravi errori fatti dagli uomini. Quindi altre religioni più importanti, dal punto di vista del numero dei praticanti, sono comunque intrise da ancestrali riti animistici.

Visto quanto sopra, è ovvio che il turista che entra in contatto con questo modo di vivere, debba adattarsi allo stile di vita locale e non comportarsi in modo tale da condurre il tutto ai propri parametri occidentali.

Innanzitutto, entrare in un villaggio è come entrare in casa di qualcuno ed una guida locale che possa sensibilizzarci alla questione, sarà di enorme utilità ogni qualvolta si debba approcciare all’abitato. Per poter intraprendere un tour tra abitazioni, orti, campi coltivati e luoghi di interesse vario, la visita al capo villaggio è d’obbligo, così come è buona usanza lasciare allo stesso una regalia (solitamente qualche noce di colà e qualche migliaio di CFA) che verrà distribuita successivamente dallo stesso e messa a disposizione della comunità.

Assolutamente controproducente e poco etica l’usanza smodata di distribuire “cadeau” a destra ed a manca. Queste elargizioni, soprattutto ai bambini, provocano danni più che benefici. In loro si crea una forma di dipendenza che li induce a trascurare la scuola. Inoltre, portando a casa somme economiche che vanno ben oltre il salario medio quotidiano guadagnato dal capofamiglia, si ottiene come drastica conseguenza, che l’autorità paternale, pilastro su cui si regge la società in Africa Nera, ne esce screditata.

Ultima cosa da dire è un lieve accenno all’abbigliamento. Esistono turisti che, per moda più che per necessità, si presentano con un’aria volutamente trasandata. In Africa Nera è consentito qualsiasi tipo d’abbigliamento, ma non per questo è per forza apprezzato. in Africa, ornamenti e vesti sono motivo di fierezza ed hanno un’importanza rilevante. Per esempio, i calzoncini corti sono riservati ai bambini e le magliette sporche e sgualcite non sono ritenute degne di un uomo rispettabile, tanto meno per un uomo bianco. Mentre per le donne mostrare il seno non è considerato motivo di scandalo, scoprire le cosce potrebbe generare una situazione di forte imbarazzo per i locali. Con questo non si vuole obbligare nessuno a portare un determinato tipo d’abbigliamento; si vuole solo sensibilizzare chi vuole approcciare correttamente, in un determinato ambiente, col dovuto rispetto culturale e senza giudizi di sorta, la popolazione di cui si è ospiti.

Informazioni

Il mio sito web

Navigando nel sito avrai modo di conoscere l'Associazione. Potrai sceglere anche di collaborare con noi o sostenere i nostri progetti e le nostre iniziative.